Uno sguardo al passato

di Mariapia Donat-Cattin

L’Associazione delle istituzioni di cultura italiane ha compiuto trent’anni (proprio come la nostra Fondazione). Un traguardo che impone un bilancio complessivo insieme a una nuova riflessione sul presente e sul futuro. 

L’anno in cui nasce, il 1992, non è privo di significato. L’Italia sta vivendo una gravissima crisi che porterà alla liquidazione dei partiti dell’Italia repubblicana insieme a larga parte della loro classe dirigente. Il paese è attraversato da una perniciosa dilagazione di un sentimento di diffidenza – se non di disprezzo – nei confronti della politica e in qualche modo anche della cultura e delle culture politiche in particolare. Per questo le motivazioni che, dopo un interessante e proficuo periodo di preparazione, porteranno a questo importante risultato continuano ad essere non solo valide ma anche attuali.

È la prima volta che, nella storia d’Italia, un insieme di istituzioni private estremamente diverse tra loro si organizzano “per assumere la qualità di soggetto propositivo, nei vari settori di interesse pubblico, che investono il mondo della cultura” e per fare rete in modo che il lavoro svolto negli anni per la conservazione, l’integrazione, l’aggiornamento del proprio patrimonio sia sempre più fruibile da parte del mondo della ricerca e dalla cittadinanza tutta.

Da subito il Comitato esecutivo dell’AICI, sotto la guida del suo primo Presidente, Gabriele De Rosa, e lo sguardo vigile e attento di Lucia Zannino – la sua prima, indimenticabile segretaria generale – indica con chiarezza obiettivi, linee di indirizzo e di progetto che intende perseguire.

A breve distanza di tempo il Presidente segnalerà con soddisfazione ai soci il “grande interesse destato dalla costituzione dell’Associazione sia in sede ministeriale, sia negli ambienti culturali in genere”. L’attenzione però non si tradurrà in sostegno perché la quota riservata alla cultura nelle “finanziarie” di quel periodo segnalerà una discesa progressiva, in netto contrasto, tra l’altro, con il ruolo di “laboratori di crescita civile” attributo agli Istituti culturali e alle fondazioni dal Rapporto – curato dal Censis – sulla situazione sociale del paese, uscito all’inizio del 1996.

L’AICI continua a crescere in numero di adesioni (passando da 37 a 45 e poi, nel corso del 1996, a 51 soci), mentre l’assidua e pressante interlocuzione esercitata sulle istituzioni competenti contribuisce in modo determinante all’approvazione della Legge 534/96 “Nuove norme per l’erogazione di contributi statali alle istituzioni culturali” che, nell’art. 2, definisce i requisiti per l’inserimento in tabella delle istituzioni culturali superando così l’era delle “polverizzazioni” di denaro pubblico vituperata da tanta parte dell’opinione pubblica.

Nel settembre del 1997, Gabriele De Rosa passa il testimone a Giuseppe Vacca, rimanendo nel Comitato direttivo in rappresentanza dell’Istituto Luigi Sturzo.

ll 21 ottobre dello stesso anno il neo presidente scrive un pressante Appello rivolto sia all’opinione pubblica sia alle Istituzioni culturali di tutte le regioni italiane “che raccolgono documenti, testimonianze, memorie incancellabili del lungo processo storico che ha condotto all’unificazione italiana, a ricordare in tutte le sedi pubbliche, dalle biblioteche, alle scuole, alle università, con convegni, seminari, conferenze, letture, mostre, l’importanza e il significato civile e morale del patrimonio archivistico e documentario della nostra storia recente […]. Per approfondire, con i criteri della buona ricerca storica e in dibattiti aperti, le motivazioni ideali, politiche, economiche e religiose, che costituiscono il fondamento della nostra unità nazionale, pur nella diversità e nel contrasto delle scelte istituzionali, dei conflitti di parte, delle visioni filosofiche, nella molteplicità delle culture, che caratterizzano la nostra storia secolare, e che tuttavia fanno la ricchezza del nostro paese”. Nel novembre del 1998 ha luogo a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche il primo convegno nazionale dell’AICI: “Gli istituti culturali tra passato e futuro”. Ampia e approfondita la riflessione sul ruolo svolto fino a quel momento dall’Associazione e sulle prospettive future. In quella sede vengono presentati i risultati di una interessante ricerca commissionata dall’AICI nel 1995, pubblicata nel 1995, preceduta da Prefazione di Giuseppe Vacca. L’indagine mette in luce, tra l’altro, quanto la vicenda degli istituti culturali sia “radicata e innervata nella storia della Repubblica”. E dalle relazioni presentate al Convegno emerge chiaramente la ricchezza straordinaria del patrimonio degli Istituti culturali, il loro essere “luoghi unici di cultura”, “archivi della memoria del passato” nonché “miniere del sapere di domani”.

Potrei continuare ma mi fermo alle soglie del nuovo millennio. Con l’intenzione di dedicare una seconda puntata agli anni che vanno dal 2000 a oggi in una prossima newsletter. Questo per lasciare un po’ di spazio all’ultimo convegno nazionale organizzato dall’AICI a Napoli nel novembre scorso e a qualche doverosa e mi auguro utile riflessione conclusiva.*

 

* vedi, Andrea Mulas, La cultura per pensare al futuro. Trent’anni dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiana (1922-2022), AICI, Roma 2022.

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