Sabato 13 ottobre 2018 ore 18:00
Polo del ’900, Via del Carmine 14, Sala ’900


Ballata senza nome
di Massimo Bubola, Edizioni Frassinelli, 2017

Massimo Bubola intervistato da Giovanni Straniero

Massimo Bubola nome di culto e figura centrale della musica d’autore italiana, è poeta, musicista, scrittore. Ha al suo attivo venti album che tracciano un percorso unico nella letteratura musicale del nostro Paese. Già alla fine degli anni Settanta, Bubola crea una poetica che si abbevera alla tradizione della musica popolare e alla poesia contemporanea, arrivando a maturare una forma musicale ricca di suggestioni letterarie, che influenzerà la scena italiana a cominciare da Fabrizio de André con cui scrive e compone due storici album come Rimini e L’indiano.
Negli ultimi anni si è dedicato alla riscoperta del patrimonio artistico, musicale e storico legato alle vicende della Prima Guerra Mondiale in Italia. Da questo lavoro hanno avuto origine due album. Nel 2005 Quel lungo treno e nel 2014 Il testamento del capitano, seguito dall’album antologico Da Caporetto al Piave.

E’ il 28 ottobre 1921. Siamo nella basilica di Aquileia. Gli occhi di tutti sono rivolti alle undici bare al centro della navata, e alla donna che le fronteggia: Maria Bergamas. Maria deve scegliere, tra gli undici feretri, quello che verrà tumulato a Roma, nel monumento al Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Grande Guerra. Maria passa davanti a ogni bara, e ognuna le racconta una storia. Sono vicende di giovani uomini, strappati alle loro famiglie, ai loro amori, ai loro lavori, finiti a morire in una guerra durissima e feroce: contadini e cittadini, borghesi e proletari, braccianti e maestri elementari, fornai, minatori, falegnami, muratori, veterinari e seminaristi che parlano in latino con il nemico ferito sul campo di battaglia. Attraverso le voci di questi soldati senza nome non solo riviviamo i momenti cruciali della Grande Guerra, non solo ci caliamo, in una vera trance empatica, nelle vite dei protagonisti, ma riscopriamo un’Italia che oggi si può dire definitivamente scomparsa. Massimo Bubola, in questa «ballata», fonde le sue eccezionali doti di musicista con una sensibilità linguistica davvero rara: fa rinascere parole dimenticate, le armonizza e le «mette in musica», e dà alla luce un’opera destinata a rimanere nel tempo, sia per il suo valore storico e culturale, sia per la sua qualità lirico-letteraria.

 

Coordinamento Progetto Reportage di Guerra:
Fondazione Vera Nocentini

Con il sostegno e il patrocinio di:
Consiglio Regionale del Piemonte
Comitato Regionale per i Diritti Umani

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