Pier Giorgio Frassati, il giovane che continua a parlare al nostro tempo

Al Polo del ’900 una giornata di studi storici racconta il volto autentico del santo torinese: non un’icona da celebrare, ma un giovane che ha saputo trasformare la fede in impegno civile, sociale e politico

di Giulio Steve

A cent’anni dalla morte di Pier Giorgio Frassati, la domanda non è tanto chi fosse, quanto perché continui ancora oggi a suscitare interesse. La risposta è arrivata dal convegno “Pier Giorgio Frassati tra storia e memoria” (15 novembre 2025), promosso dalla Fondazione Carlo Donat-Cattin al Polo del ‘900 di Torino, che ha riunito storici, archivisti e studiosi per rileggere la sua figura con il rigore della ricerca e senza lasciarsi guidare soltanto dalla devozione.

Ne è emerso il ritratto di un giovane sorprendentemente moderno. Non un santo lontano dalla realtà, ma uno studente universitario che viveva pienamente il suo tempo, appassionato di montagna e di amicizia, profondamente credente, ma anche impegnato nella società, nella politica e nella difesa dei più deboli.

Fin dall’apertura dei lavori è stato sottolineato come il messaggio di Frassati conservi una straordinaria attualità. La presidente della Fondazione Carlo Donat-Cattin, Mariapia Donat-Cattin, ha richiamato una parola oggi quasi dimenticata: fortezza. Non la forza intesa come sopraffazione o potere, ma la capacità di restare fedeli ai propri valori senza trasformare chi la pensa diversamente in un nemico. È proprio questa dimensione a rendere Pier Giorgio un esempio ancora capace di parlare ai giovani e agli adulti del nostro tempo.

La prima parte del convegno ha ricostruito il contesto storico nel quale Frassati è cresciuto. Gli studiosi hanno mostrato una Torino vivace, attraversata da profonde tensioni sociali e politiche, ma anche ricchissima di esperienze associative cattoliche. È in questo ambiente che il giovane Frassati matura la propria formazione, partecipando attivamente all’Azione Cattolica, alla FUCI, alle Conferenze di San Vincenzo e al Partito Popolare.

Un elemento emerso con forza riguarda proprio il suo rapporto con la politica. Per molto tempo la memoria pubblica ha privilegiato soprattutto gli aspetti spirituali della sua vita, lasciando in secondo piano il suo impegno civile. Gli interventi hanno invece ricordato come Pier Giorgio fosse un convinto sostenitore della democrazia, della libertà e della giustizia sociale. Scelse di iscriversi al Partito Popolare di don Luigi Sturzo quando quella decisione era tutt’altro che scontata per un giovane appartenente all’alta borghesia torinese. Era contrario alla violenza, respingeva il fascismo fin dalle sue origini e riteneva che i cattolici dovessero assumersi la responsabilità di contribuire concretamente alla costruzione di una società più giusta.

Colpisce anche la sua attenzione verso i poveri. Non era una solidarietà teorica o paternalistica, ma un impegno quotidiano, fatto di visite alle famiglie in difficoltà, aiuti concreti e relazioni personali. La carità, per Frassati, non era separata dall’impegno sociale: entrambe nascevano dalla stessa fede vissuta con coerenza.

Molto interessante è stata anche la ricostruzione del contesto familiare. Il padre Alfredo Frassati, direttore de La Stampa e protagonista della vita politica e culturale italiana del primo Novecento, viene restituito come una figura complessa, liberale, rigorosa e profondamente impegnata nella vita pubblica. Comprendere questa famiglia significa capire meglio anche la formazione di Pier Giorgio, cresciuto in un ambiente dove il confronto con i grandi temi politici e culturali era quotidiano. Gli studiosi hanno inoltre evidenziato quanto resti ancora da approfondire attraverso gli archivi, che conservano una documentazione preziosa sulla famiglia Frassati e sulla Torino di quegli anni.

L’altra grande riflessione proposta dal convegno riguarda la memoria. Dopo la morte, avvenuta nel 1925 a soli ventiquattro anni, la figura di Frassati è stata progressivamente trasformata in simbolo di santità. Un processo naturale, ma che talvolta ha finito per mettere in ombra alcuni aspetti della sua esperienza umana, come la sua militanza politica, il suo antifascismo e il suo intenso protagonismo nel cattolicesimo sociale. Gli studiosi hanno invitato a recuperare proprio questa complessità, perché è nella concretezza della sua vita che risiede la forza della sua testimonianza.

L’impressione che rimane al termine della giornata è quella di un personaggio che continua a interrogare il presente. In un’epoca caratterizzata da individualismo, polarizzazione e sfiducia verso la politica, Pier Giorgio Frassati propone un’altra strada: vivere con entusiasmo, mettere il bene comune davanti agli interessi personali, coltivare la fede senza rinchiuderla nella sfera privata e affrontare le sfide del proprio tempo senza paura.

Forse è proprio questa la ragione per cui, a distanza di un secolo, il giovane torinese continua ad attirare l’attenzione di storici, studiosi e ragazzi. Perché la sua non è la storia di un eroe irraggiungibile, ma quella di un giovane che ha scelto di prendere sul serio la propria vita, trasformando ogni giorno la fede in servizio, la libertà in responsabilità e la speranza in azione.