Quale umanità vogliamo costruire?
Dialogo sulla Magnifica Humanitas
Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale

Dialogo sulla Magnifica Humanitas
Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale
Venerdì 2 ottobre 2026 | ore 17.45 | Aggiungi al calendario 🗓
TORINO
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Sala Conferenze I Palazzo San Celso I Polo del ‘900
Piazzetta Antonicelli I Ingresso da corso Valdocco 4/A
Ingresso gratuito – prenota qui il tuo posto ➦
Questo primo incontro inaugura un percorso di riflessione cui intendiamo dedicarci nel tempo. Concepito in forma di dialogo interroga l’Enciclica da prospettive diverse, unite dal filo conduttore della domanda sulla persona umana che vogliamo costruire e preservare.
L’incontro nasce dalla volontà di non fare parte della maggioranza silenziosa di cui Papa Leone parla nelle prime pagine dell’Enciclica.
Mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli? (6)
Così, dopo aver tratto coraggio e speranza dalla lettura lenta e approfondita di questo testo, abbiamo deciso che proprio quelle domande potevano e dovevano costituire il centro della nostra riflessione e del nostro impegno da qui in avanti.
Perché vale anche per noi l’assunto di Leone XIV di non aspettare che i processi siano compiuti per pronunciarsi su di essi. E perché intendiamo collaborare con gli strumenti che possediamo a custodire e coltivare la persona umana e la Casa comune nel tempo dell’Intelligenza artificiale.
Di fronte alle Res Novae del loro tempo, i due pontefici hanno affermato con grande determinazione il primato della dignità della persona umana e del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva e finanziaria.
Sarà proprio l’attenzione allo sviluppo umano integrale, nel suo nesso con l’ecologia integrale, a costituire l’orizzonte entro cui cercheremo di leggere le trasformazioni del nostro tempo, impegnandoci a far crescere la consapevolezza che tutte le innovazioni tecnologiche – compresa l’Intelligenza artificiale – non sono neutrali. E a valutare se contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanità e fraternità, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future. Se generano inclusione o esclusione, se si muovono nella direzione del bene comune, della destinazione universale dei beni. Cercando di comprendere a fondo e di far comprendere che in un mondo dove pochi soggetti concentrano dati, capitale computazionale e capacità normativa, parlare di bene comune significa smascherare questa asimmetria epistemica economica e politica. (109)
Perché, come chiarisce bene il Papa disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata che oggi è non solo militare bensì economica e cognitiva e che questo non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. (110)
Intervengono
Monica Quirico, Facoltà Teologica – Torino
Padre Paolo Benanti, Filosofo e teologo
Don Bruno Bignami, Ufficio pastorale e sociale della CEl
Ferruccio de Bortoli, Corriere della Sera
Modera Alberto Chiara, Famiglia Cristiana
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