Flavia Lattanzi presso Harvard Law SchoolFotografia, Harvard Italian Law Association, 2016 link

In Memoriam Flavia Lattanzi

Professoressa ordinaria di Diritto Internazionale e giudice

Il 15 agosto 2026 ci ha lasciati all’età di 85 anni Flavia Lattanzi, giurista internazionalista che ha aperto gli orizzonti del Diritto internazionale a tante generazioni di studiosi rappresentando un esempio e una guida per chi, come me, ha avuto il privilegio di conoscerla.

Il trauma della II Guerra mondiale nella primissima infanzia, con l’esperienza da sopravvissuta dei campi di prigionia inglesi nel Corno d’Africa, ha contribuito a forgiarne il carattere, caratterizzato da una risolutezza e determinazione fuori dall’ordinario, e, al contempo, da una capacità di ascolto e una generosità d’animo che la rendevano unica.

Il rigore scientifico del suo approccio al Diritto Internazionale l’hanno resa una maestra capace di approfondire gli aspetti più critici dei problemi reali, sempre mantenendo fede ai principi dei diritti fondamentali che sono stati accolti dalla Comunità Internazionale degli ultimi 80 anni e hanno ispirato una parte significativa delle sue opere, a partire dalla monumentale monografia del 1983 I Diritti dell’Uomo nel Diritto Internazionale Generale e da quella non meno significativa del 1997 su Assistenza umanitaria e intervento d’umanità.

Per comprendere quanto Flavia Lattanzi abbia contato per chi ha cercato di intraprendere una carriera nel mondo del Diritto Internazionale, mi sia permesso condividere alcuni ricordi personali. Pur avendola conosciuta durante i mesi di preparazione della tesi di laurea tra il 1993 e il 1994, sono state le giornate di lavoro della Arusha School on International Criminal Law, International Humanitarian Law and Human Rights del giugno 1996 a incidere profondamente sul mio itinerario di studi e ricerca. Organizzavo quel progetto in Africa, nato a margine del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda dell’ONU, per due associazioni internazionali di studenti e una ONG belga di avvocati, e facilitavo i lavori creando connessioni tra le diverse tavole rotonde con relatori del mondo accademico, rappresentanti del Tribunale e altri esperti. A due anni dal genocidio in Ruanda, per un’intera settimana, Flavia Lattanzi partecipò con presentazioni di eccezionale livello scientifico e trasporto emotivo, non risparmiandosi nel rispondere alle domande dei giovani giuristi africani ed europei anche sui temi più controversi e politici, facendo con naturalezza, spontaneità e rigore ciò che la maggior parte dei giuristi normalmente evita. Alla fine di quella settimana davvero intensa, e nonostante le mie opinioni non sempre si allineassero con le sue, mi invitò con determinazione a dedicarmi all’università, identificando le mie lacune e raccomandando letture e approfondimenti volti a colmarle. Funzionò. Penso che tanti altri suoi allievi possano condividere simili ricordi, propri di una vera maestra.

Flavia Lattanzi lascia in eredità opere e interventi che sono attuali oggi come nel tempo in cui li realizzò.

Nel 2014, aderì alla richiesta del gruppo italiano di Parliamentarians for Global Action (PGA) – con cui ho collaborato per molti anni – di presentare una relazione in Parlamento sul ruolo del Diritto internazionale nelle Relazioni internazionali in scenari di conflitto, a partire dall’Ucraina e dalla Siria. Le sue osservazioni di allora, accessibili online (link) sono pienamente valide oggi, con le conseguenze drammatiche che tutti possiamo constatare.

Per la Fondazione Carlo Donat-Cattin, accolse con entusiasmo il mio invito a intervenire in una Panel Discussion il 24 febbraio 2023, a un anno dall’invasione su larga scala da parte della Federazione Russa contro l’Ucraina (link).  Le sue considerazioni in tema di jus ad bellum e di jus in bello, nonché sul ruolo della giustizia penale internazionale sul crimine di aggressione, rimangono illuminanti oggi, di fronte a una “terza guerra mondiale a pezzi” annunciata da Papa Francesco sin dal 2014.

Grazie alle registrazioni in audio-video di questi eventi, come di tantissimi altri ai quali la professoressa Lattanzi ha dato un contributo indelebile (solo nell’archivio di Radio Radicale sono disponibili 83 interventi (link), le nuove generazioni di studiosi del Diritto e delle Relazioni internazionali potranno continuare ad attingere al suo pensiero.

Ciò è ancor più vero in relazione ai suoi scritti. Qui voglio solamente menzionarne due.

Nel 1993, con l’articolo intitolato ‘Riflessioni sulla competenze di una corte penale internazionale’, pubblicato sulla «Rivista di Diritto Internazionale», la professoressa Lattanzi descrisse per la prima volta nella dottrina internazionalistica il principio di complementarietà che avrebbe dovuto informare il rapporto tra la giurisdizione di una futura Corte penale internazionale (CPI) e le giurisdizioni penali degli Stati. Nel 1994, la Commissione del Diritto Internazionale dell’ONU produsse una bozza di Statuto che aderiva solo in parte alle  sue riflessioni, ma lo Statuto di Roma del 1998 – anche facendo tesoro di un accordo dell’anno precedente in seno al Comitato Preparatorio  a New York – rappresentò un compromesso diplomatico che Flavia Lattanzi aveva già prefigurato un lustro prima con il suo lavoro meticoloso di ricerca, tra comparazione dei precedenti e valutazione degli obblighi preesistenti  per gli Stati.

Eletta giudice ad litem nei tribunali ad hoc per il Ruanda e la ex Jugoslavia con amplissimo numero di voti in Assemblea Generale ONU, tra il 2003 e il 2016 diede un contributo determinante alla giurisprudenza in tema di delicta juris gentium. In particolare, dopo esser stata l’influente ‘quarta giudice’ nel collegio dello storico mega-processo a Radovan Karadž, conclusosi con sentenza di ergastolo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, Flavia Lattanzi vergò un’opinione dissenziente nel noto caso Šešelj – assolto in primo grado con motivazioni essenzialmente politiche –  talmente persuasiva dal punto di vista giuridico e fattuale che la Camera di Appello dell’ICTY condannò per la prima volta un accusato in secondo grado senza richiederne il re-trial. Ma attenzione: per di chi aveva letto la dissenting opinion non vi era alcuna sorpresa, perché la forza degli argomenti, che era riuscita a riversare in quel documento, non permettevano altre scelte in fase di appello. Come scrisse, citandola, l’organo d’informazione specialistico più letto tra gli addetti ai lavori all’Aja a commento della sentenza di assoluzione in primo grado: ‘One of the three judges, Flavia Lattanzi, issued an unusually strong dissenting opinion, saying she felt she was thrown back to a period in human history “when there was no law in times of war”’. (link)

Flavia Lattanzi ci ha insegnato che non ci sono scorciatoie di fronte alla dura realtà che ci circonda, e di cui siamo parte, come spesso diceva, purtroppo o per fortuna. Sta a noi scegliere da che parte stare e quale contributo dare per cambiarla. In un’epoca in cui è imperativo riaffermare la forza del diritto di fronte alla legge del più forte, la sua guida esemplare resterà sempre con noi.

David Donat-Cattin (Roma, 16 agosto 2026)

English version (link)