{"id":9953,"date":"2020-07-06T18:50:29","date_gmt":"2020-07-06T16:50:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=9953"},"modified":"2022-01-27T09:28:18","modified_gmt":"2022-01-27T08:28:18","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-3-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=9953","title":{"rendered":"giornata dela memoria &#8211; 27 gennaio 2022"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;9966&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h2><span style=\"color: #993300;\">Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati<\/span><\/h2>\n<p><strong>Liliana Segre<\/strong> (Bruxelles, 29 gennaio 2020)[\/vc_column_text][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il commovente discorso pronunciato della Senatrice Liliana Segre al Parlamento europeo a Bruxelles nel corso della cerimonia di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto. Liliana Segre era una bambina quando \u00e8 stata deportata, a 13 anni ha lavorato come operaia schiava nella fabbrica di munizioni Union. Durante la prigionia \u00e8 stata sia nel campo di concentramento di\u00a0 Birchenau che in quello di Auschwitz. Dopo il 27 gennaio insieme a 50.000 prigionieri prende parte alla &#8220;Marcia della morte&#8221;: i prigionieri non pi\u00f9 in condizioni di proseguire venivano uccisi sul posto.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text]<div id=\"ts-vcsc-youtube-5985789\" class=\"ts-video-container  ts-video-overlay-false\"  style=\"\"><iframe class=\"ts-video-iframe\" width=\"100%\" height=\"auto\"  src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/duFtHGkMbqw?autoplay=0&showinfo=1&controls=1&autohide=1&rel=0&loop=0&modestbranding=0&wmode=opaque\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>[vc_empty_space][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner]<style id=ts-advanced-textblock-container-7060497-style type=\"text\/css\">body #ts-advanced-textblock-container-7060497{position:relative;width:100%;display:block;float:none;color:#696969;font-size:14px;font-style:normal;line-height:1.49;font-weight:normal;text-align:justify;text-transform:none;text-decoration:none;text-indent:0;padding-top:0;padding-right:0;padding-bottom:0;padding-left:0;margin-top:0;margin-right:0;margin-right:auto;margin-bottom:0;margin-left:0;margin-left:auto;border-style:solid;border-top-style:solid;border-right-style:solid;border-bottom-style:solid;border-left-style:solid;border-width:1px;border-radius:0;border-top-width:0;border-top-left-radius:0;border-right-width:0;border-top-right-radius:0;border-bottom-width:0;border-bottom-right-radius:0;border-left-width:0;border-bottom-left-radius:0;border-color:#ccc;border-top-color:#ccc;border-right-color:#ccc;border-bottom-color:#ccc;border-left-color:#ccc;background-image:none;background-color:transparent}<\/style><div id=\"ts-advanced-textblock-container-7060497\" class=\"ts-advanced-textblock-container    \" data-viewport-class=\"ts-infinite-css-\" data-viewport-offset=\"bottom-in-view\" data-viewport-delay=\"0\" data-viewport-opacity=\"1\" data-viewport-mobile=\"false\" data-shadow-active=\"false\" data-shadow-class=\"\" ><div id=\"ts-advanced-textblock-content-7060497\" class=\"ts-advanced-textblock-content\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo per forza cominciare con i ringraziamenti: il mio amico Sassoli che mi ha invitato e tutto il Parlamento. Vorrei anche salutare i parlamentari inglesi, ci stanno lasciando con grande dispiacere di tutti, e non nascondere l&#8217;emozione, profonda, entrare in questo Parlamento europeo dopo aver visto all&#8217;ingresso le bandiere, le bandiere colorate di tanti stati affratellati nel Parlamento europeo dove si parla, si discute, ci si guarda negli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 stato sempre cos\u00ec, e la giornata del 27 di gennaio \u00e8 una giornata a volte ripetuta troppo, ancora ripetuta, basta che ancora si parli di 27 di gennaio, dando al 27 di gennaio un&#8217;importanza che in fondo non \u00e8, che Auschwitz sia stato liberato quel giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Armata rossa \u00e8 entrata, ed \u00e8 molto bella descrizione che fa Primo Levi ne <em>La tregua<\/em> di questi quattro soldati russi che aprono e si trovano davanti \u2013 senza liberare niente perch\u00e9 i nazisti erano gi\u00e0 scappati da tanti giorni \u2013 si trovano di fronte questo spettacolo incredibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento ai loro occhi, e poi pi\u00f9 tardi, molto pi\u00f9 tardi, divent\u00f2 uno spettacolo incredibile per chi lo volle guardare, qualcuno non lo vuole guardare neanche adesso, dice che non \u00e8 vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 lo stupore, lo stupore per il male altrui sono queste parole straordinarie di Primo Levi, perch\u00e9 questo stupore per il male altrui nessuno che \u00e8 stato prigioniero ad Auschwitz l&#8217;ha potuto mai dimenticare un secondo della sua vita. Lo stupore perch\u00e9 altre persone che non sono pazze, che non vengono da un mondo lontano ma sono tuoi fratelli europei hanno pensato per te. Ma il 27 di gennaio io avevo allora 13 anni ed ero operaia schiava nella fabbrica di munizioni Union, fabbrica che c&#8217;\u00e8 tuttora, dove facevamo bossoli per mitragliatrice. Di colpo in fabbrica dopo che avevamo sentito scoppi lontani, che lavoravano e la citt\u00e0 di Auschwitz e sentivamo e sapevamo che le cose, stavano succedendo a Birchenau, dove ero stata fino a pochissimo prima, e venne il comando immediato dalla fabbrica stessa di cominciare quella che fu chiamata la marcia della morte, perch\u00e9 io non fui liberata il 27 di gennaio dall&#8217;Armata rossa, io facevo parte di quel gruppo di pi\u00f9 di 50 mila prigionieri ancora in vita, che eravamo stati obbligati in quelle condizioni fisiche, senza parlare di che cosa erano quelle psichiche, di cominciare quella marcia che dur\u00f2 mesi e di cui si parla pochissimo, la marcia della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando parlo nelle scuole da nonna, come parlo da nonna da trent&#8217;anni a questa parte, dico che ognuno deve una gamba davanti all&#8217;altra nella vita, non appoggiarsi mai a nessuno, perch\u00e9 nella marcia della morte non potevamo appoggiarsi appoggiarci al compagno vicino che si trascinava sulla neve coi piedi piagati come noi e che veniva finito dalle guardie della scorta se fosse caduto, ucciso nessuno poteva rimanere l\u00ec su quelle strade che traversavamo. Come si fa come, si fa in quelle condizioni, perch\u00e9 la forza della vita \u00e8 straordinaria e questa che bisogna trasmettere ai giovani di oggi che sono mortificati dalla mancanza di lavoro, mortificati dai vizi che ricevono dai loro genitori molli, per cui tutto \u00e8 concesso, mentre la vita non \u00e8 cos\u00ec, la vita poi ti prepara a questa marcia che deve diventare marcia per la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi non volevamo morire noi eravamo pazzamente attaccata alla vita, qualunque fosse, per cui una gamba davanti all&#8217;altra, buttarci sull&#8217;et\u00e0 mai mangiare qualunque schifezza, qualunque cosa, mangiare la neve dove non era sporcata dal sangue, non domandarci pi\u00f9 nient&#8217;altro che, andare avanti camminare e camminare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il male altrui, le finestre erano chiuse, attraversammo, all&#8217;inizio fu Polonia Alta Slesia poi fu Germania e quando mesi dopo aver passato mesi e mesi, altri lager, altri orrori, altri mali Ravensbr\u00fcck un Jugendlager che si chiamava Jugendlager perch\u00e9 in effetti, eravamo giovani ma, sembravamo vecchi, senza sesso, senza et\u00e0, senza seno, senza mestruazioni, senza mutande, non si deve aver paura di queste parole perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che si toglie la dignit\u00e0 a una donna, \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abituate ormai a sopravvivere, perch\u00e9 c&#8217;era qualche cosa dentro di noi che ci diceva, avanti avanti avanti avanti avanti avanti e giorno dopo giorno, campo dopo campo, io mi ritrovai alla fine del mese di aprile del 1945. Pensate in quella situazione quanto era lontano il 27 di gennaio, quindi stato fisico, morte di compagne perdute in quella marcia, rimaste l\u00ec senza potersi alzare, non soccorse mai da nessuno, perch\u00e9 nessuno apr\u00ec la finestra, butt\u00f2 un pezzo di pane, c&#8217;era la paura, era la paura che faceva s\u00ec che la scelta fosse di pochissimi, perch\u00e9 non si parla quasi mai di questi straordinari che hanno fatto la scelta, si d\u00e0 per scontato che popoli interi siano stati colpevoli, perch\u00e9 non fu solo il popolo tedesco, fu tutta l&#8217;Europa occupata dai nazisti, parliamo della Francia, parliamo dell&#8217;Italia non so molto di altri stati in cui, i nostri vicini di casa furono degli aiuti straordinari per i nazisti, io parlo dell&#8217;Italia dove abbiamo visto purtroppo i nostri vicini di casa che ci denunciavano, che prendevano possesso del nostro appartamento, del nostro ufficio, anche del cane qualche volta, perch\u00e9 era un cane di razza, il cane era di razza, questa parola razza che ancora la sentiamo dire e per questo dobbiamo combattere questo razzismo, questo razzismo strutturale che c&#8217;\u00e8 ancora, che c&#8217;\u00e8, la gente mi chiede ma come mai ancora si parla di antisemitismo, la gente mi domanda. Va bene che sono vecchissima nel mio novantesimo anno di et\u00e0, ma non sono quella che sa perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ancora l&#8217;antisemitismo, perch\u00e9 ancora c\u2019\u00e8 razzismo, ma perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 sempre stato, perch\u00e9 era solo, non c&#8217;era il momento politico per poter tirar fuori l&#8217;antisemitismo e il razzismo che sono insiti nell&#8217;animo dei poveri di spirito, si \u00e8 cos\u00ec. Poi arrivano i momenti corsi, ricorsi storici, arrivano i momenti pi\u00f9 adatti, arriva nei momenti in cui ci si volta dall&#8217;altra parte, in cui \u00e8 pi\u00f9 facile di nuovo far finta di niente, \u00e8 pi\u00f9 facile guardare il proprio cortile, ma \u00e8 una cosa che non mi interessa, ma perch\u00e9 mi deve interessare, non mi riguarda. Allora tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno adatto per farsi avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra non si ferm\u00f2 come sappiamo e prima di essere stata liberata dagli alleati nel nord della Germania, arriv\u00f2 il primo maggio del 1945. La condizione degli ebrei fu analoga nei paesi occupati alleati dei nazisti, fu analoga di fatto se non di diritto, quelli erano stati e si erano profondamente sentiti, gli ebrei di allora, cittadini patrioti tedeschi, italiani, francesi, ungheresi, si erano battuti nelle guerre e io mi ricordo mio padre e mio zio che erano stati ufficiali nella Prima guerra mondiale, quanti ebrei tedeschi piangevano, si suicidarono perch\u00e9 si sentivano tedeschi pi\u00f9 di ogni altra cosa,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa espulsione dalle comunit\u00e0 nazionali fu dolorosissima, fu qualche cosa che andava molto al di l\u00e0 delle leggi, perch\u00e9 era appunto era il tuo vicino di casa. Io, una bambina diventata invisibile, \u00e8 questo, e questo mi \u00e8 successo. Subito dopo la guerra quando io per caso rimasi viva e tornai nella mia Milano, con le macerie ancora fumanti, incontrai delle mie compagne di scuola che non mi avevano visto pi\u00f9, perch\u00e9 nel 1938 avrei dovuto fare la terza alimentare. Ero evidentemente un pericolo molto grave, sia per i fascisti che per i nazisti, per cui decisero che i bambini ebrei di quella piccola comunit\u00e0 degli ebrei italiani, pochi, 38-40 mila persone, quindi una piccola comunit\u00e0 che fu vittima per un per un terzo almeno della shoah, era assolutamente introdotta nella societ\u00e0, non si sentiva assolutamente diversa. Queste compagne rincontrate dopo 3-4 anni mi dissero \u201cdove si \u00e8 andata a finire che non ti si \u00e8 \u00a0pi\u00f9 vista a scuola\u201d io ero una ragazza ferita, ero una ragazza selvaggia, una ragazza che non sapeva pi\u00f9 mangiare con la forchetta e il coltello, perch\u00e9 ancora ero abituata a <em>fressen nicht tessen<\/em> [mangiare non mangiare] che voleva dire come le bestie che mangiano <em>fressen nicht tessen<\/em>, e come tale ero bulimica, e come tale ero anche disgustosa, e come tale ero criticata, anche da quelli che mi volevano bene, volevano di nuovo la ragazza borghese con la buone educazione familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile ricordare queste cose, devo dire che da trent&#8217;anni io parlo nelle scuole e sento ormai come una difficolt\u00e0 psichica molto forte di continuare, anche se il mio dovere \u00e8 questo, sarebbe questo fino alla morte, visto che io ho visto quei colori, ho sentito quegli odori, ho sentito quelle urla, ho incontrato delle persone in quella babele di lingue che oggi non posso che ricordare qui dove tante lingue si incontrano in pace, perch\u00e9 era possibile comunicare con le compagne che venivano da tutta l&#8217;Europa occupata dai nazisti, solo trovando delle parole comuni, perch\u00e9 se no la solitudine assoluta del silenzio, di non poter scambiare una parola con l&#8217;altro, derivava da qualche isolamento ancestrale delle comunit\u00e0 che non si erano riunite in parlamenti, visto che l&#8217;Europa da secoli litigava in modo spaventoso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque abbia studiato la storia sa che \u00e8 adesso, da 75 anni, un periodo assolutamente incredibile, mentre, tutto il passato ha fatto s\u00ec che i popoli a volte non si conoscessero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E le bandiere, e le bandiere fuori che ricordavo all&#8217;inizio, mi hanno fatto proprio ricordare quel desiderio di trovare con le olandesi, con le francesi, con le polacche, con le tedesche, con le ungheresi, una parola comune per esempio dell&#8217;ungherese ho imparato una sola parola che era pane, <em>keny\u00e9r<\/em> si dice in ungherese ed \u00e8 la parola principale che vuol dire fame ma che vuol dire anche sacralit\u00e0, di una cosa che viene sprecata, oggi senza neanche guardare che cosa si butta via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io da tre anni almeno sento che i ricordi di quella ragazzina che sono stata, mentre oggi sono una vecchia di 90 anni, non mi danno pace, non mi danno pace perch\u00e9 da che sono diventata nonna io, 32 anni fa di mio nipote, uno dei miei tre nipoti, per fortuna ne ho tre, oltre che tre meravigliosi figli, e che il Parlamento europeo e la \u201cnon mia estinzione\u201d mi sembrano in questo momento lo stesso miracolo, non so se sbaglio. Ma immodestamente, immodestamente, quella ragazzina l\u00ec, quella ragazzina l\u00ec che ha fatto la marcia della morte in quella li che ha brucato nei letamai, quella l\u00ec che non piangeva pi\u00f9, quella l\u00ec che cercava la parola comune, quella l\u00ec \u00e8 un&#8217;altra da me, e io sono la nonna di me stessa, sono una nonna che quando mi rivolgo ai miei nipoti che hanno un dispiacere d&#8217;amore, o di studio, o di mancato raggiungimento di qualche cosa che loro vorrebbero raggiungere, sono una nonna amorosa, sono una nonna molto presente, sono una nonna grata al fatto di essere anche &#8220;non miracolo eccezionale&#8221; per una che doveva morire, beh io sono nonna anche di me stessa, ed \u00e8 una sensazione che a volte non mi abbandona, quando io ho finito di parlare nelle scuole, a volte io parlo a migliaia di ragazzi tutti insieme, due o tremila, e quindi \u00e8 il mio dovere di testimone, parlare e non posso che parlare di me e delle mie compagne, sono io che salt\u00f2 fuori, quella ragazzina, magra, scheletrita, disperata sola. E non la posso pi\u00f9 sopportare, perch\u00e9 sono la nonna di me stessa e sento che se non smetto di parlare, e se non mi ritiro quel tempo che mi resta a ricordare da solo a godere delle grandi gioie della mia famiglia ritrovata, non lo potr\u00f2 pi\u00f9 fare comunque, perch\u00e9 non ce la far\u00f2 pi\u00f9, e quindi anche oggi fatico a ricordare, ma mi \u00e8 sembrato un grande dovere accettare questo invito, e avere questa occasione per ricordare il male altrui, ma anche per ricordare che si pu\u00f2, una gamba davanti all&#8217;altra, essere come quella bambina di <em>Terez\u00edn<\/em> che chi andr\u00e0 a Praga o c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stato e ha visitato il Museo dei bambini che a <em>Terez\u00edn<\/em> potevano fare le recite o colorare coi pastelli e che poi un giorno furono tutti deportati e uccisi ad Auschwitz per la colpa d\u2019esser nati, perch\u00e9 erano bambini, quindi non potevano aver fatto del male a nessuno, c&#8217;\u00e8 una bambina di cui non ricordo il nome \u00a0che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati, io non avevo le matite colorate e forse non avevo mai avuto la fantasia meravigliosa della bambina di <em>Terez\u00edn<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati&#8221; \u00e8 questo \u00e8 un semplicissimo messaggio da nonna che io vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali che siano in grado di fare la scelta, e con la loro responsabilit\u00e0 e la loro coscienza, essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.<\/p>\n<p><\/div><\/div>[vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;9969&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]Bambini nel campo di concentramento di Auschwitz[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;9966&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text] Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati Liliana Segre (Bruxelles, 29 gennaio 2020)[\/vc_column_text][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text] Il commovente discorso pronunciato della Senatrice Liliana Segre al Parlamento europeo a Bruxelles nel corso della cerimonia di commemorazione delle vittime dell&#8217;Olocausto. Liliana Segre era una bambina quando \u00e8 stata deportata, a 13 anni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":4011,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/9953"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9953"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/9953\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4011"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9953"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}