{"id":8998,"date":"2021-04-29T17:10:29","date_gmt":"2021-04-29T15:10:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8998"},"modified":"2021-12-01T17:28:01","modified_gmt":"2021-12-01T16:28:01","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-2-3-3-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8998","title":{"rendered":"Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo 007 Donat-Cattin ministro e uomo di Stato &#8211;  3 dicembre 2021"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">Carlo Donat-Cattin<\/span><\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">La vita e le idee di un democristiano scomodo<\/span><\/strong><\/a><\/p>\n<p>Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2021<br \/>\n540 pp.<br \/>\nEan <span class=\"cc-item-value\">9788849868777<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Donat-Cattin ministro e uomo di Stato<\/span><\/h4>\n<p>[\/vc_column_text]<div id=\"ts-vcsc-image-gallery-4950953\" class=\"ts-image-gallery-wrapper ts-lightbox-nacho-frame   \" data-style=\"flipster\" data-break-parents=\"6\" data-inline=\"false\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; position: relative;\"><\/div>[vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright wp-image-2758\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Voto_4236_02-347x450.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Voto_4236_02-347x450.jpg 347w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Voto_4236_02-768x997.jpg 768w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Voto_4236_02-789x1024.jpg 789w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Voto_4236_02.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>\u201cSottosegretario alle Partecipazioni statali per quasi cinque anni, quattro anni e sette mesi ministro del Lavoro (solo Maroni fino al momento della pubblicazione di questo libro lo avrebbe superato, tra i responsabili di quel settore, nei decenni della Repubblica), otto mesi ministro per gli interventi nel Mezzogiorno, quattro anni ministro dell\u2019Industria (e in questo caso solo Emilio Colombo lo avrebbe superato e di quattro mesi), tre anni alla Sanit\u00e0. Questo, l\u2019elenco degli incarichi di governo ricoperti da Carlo Donat-Cattin. In genere con molti riconoscimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019approvazione della Legge 300 e l\u2019adozione delle modifiche sul testo base predisposto da Brodolini, si devono alla sua abilit\u00e0 politica nell\u2019affrontare il dibattito parlamentare. I piani di riforma della sanit\u00e0 saranno la base del sistema da quel momento in poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al ministero per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno era restato per pochi mesi: quanti erano bastati per scatenare un duro contenzioso sul progetto del centro siderurgico di Gioia Tauro e non solo. La sua previsione era che l\u2019impianto rischiava di essere una cattedrale nel deserto, non utile a creare occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era entrato in contrasto con il socialista pi\u00f9 potente del luogo, Giacomo Mancini, ma aveva suscitato una polemica rovente anche con i democristiani locali (dopo le proteste di Reggio Calabria di poco tempo prima, non dimentichiamo che il nuovo impianto siderurgico era stato immaginato come uno strumento per portare lavoro nella regione pi\u00f9 povera d\u2019Italia). [\u2026] Poi il centro siderurgico non si era fatto. Il ministro a suo tempo aveva proposto alternative: un\u2019industrializzazione sulla base di medie e piccole imprese disposte a spostarsi in Calabria. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando aveva lasciato l\u2019incarico arrivavano altri ministri, anche calabresi. Nessuno avrebbe ripreso in mano la scommessa del centro siderurgico, ma intanto le alternative \u201cpi\u00f9 leggere\u201d avrebbero trovato collocazione altrove. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gian Maria Gros-Pietro, presidente del Consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, che era stato uno dei giovani collaboratori del ministro dell\u2019Industria ha detto di recente: \u00abin quattro anni, tra novembre del 1974 e il novembre del 1978, Donat-Cattin ha cambiato la politica industriale italiana [&#8230;]. \u00a0Era una politica industriale fatta di norme di tipo vincolistico e prescrittivo. Egli in parte le modific\u00f2 e in parte le cancell\u00f2, ma soprattutto introdusse una visione nuova, programmatica. [&#8230;] lo strumento che principalmente riassume la sua azione, fu la legge 675 del 12 agosto del 1977\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Diceva un altro collaboratore di Donat-Cattin, Giovanni Nasi] \u00abLa legge 675 oggi sarebbe considerata un attentato al liberismo. Disciplinava i finanziamenti vincolandoli alle direttive del governo. Un meccanismo che, in clima d\u2019esaltazione del mercato sarebbe impopolare, ma che avrebbe funzionato da regolatore degli interventi dello Stato\u00bb. [\u2026] Un\u2019opinione confermata dal parere che Carlo Donat-Cattin dava su quel che essa prevedeva. Ancora nel 1977, parlando di quel provvedimento al convegno di Saint-Vincent spiegava: \u00abCon la legge sulla ristrutturazione noi introduciamo elementi di socialismo nel sistema economico. Ne abbiamo gi\u00e0 introdotti molti nel passato e non per obbligo fattoci da altri. Quale partito cristiano sociale siamo nati senza dubbio in antitesi con i movimenti politici socialisti, ma anche con quelli liberali\u00bb. Nel discorso poi Donat-Cattin spiegava quelli che a suo avviso erano i \u201climiti invalicabili\u201d all\u2019adozione di altri elementi di socialismo: \u00ab[sono] i limiti del sostanziale funzionamento del mercato nel quale, pur con i condizionamenti della programmazione, si seleziona l\u2019imprenditore ed ha corso la reale libert\u00e0 di iniziativa economica, si seleziona la reale efficienza della produzione ed ha corso la reale libert\u00e0 di conduzione dell\u2019impresa libera, dell\u2019impresa nata e condotta con libera e privata iniziativa\u00bb. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio all\u2019Industria (un ministero considerato di serie A) aveva segnato per Donat-Cattin il ritorno alla mediazione dei contratti. Proprio all\u2019Industria si concluderanno trattative importanti come quelle del 1974 a testimonianza che, pi\u00f9 dell\u2019incarico politico che rivestiva, contava la sua personalit\u00e0. Durante la sua permanenza in quell\u2019incarico l\u2019Italia si sarebbe dotata di un Piano energetico nazionale, mai tentato in precedenza. Il coordinamento era stato affidato a Giuseppe Ammassari. Erano gli anni in cui il paese, per la prima volta, faceva i conti con la carenza di fonti fossili, con la difficolt\u00e0 di trovarne sul mercato e con l\u2019insufficienza di fonti rinnovabili. [Nel progetto si puntava anche su un certo numero di centrali nucleari]. Il nucleare, statistiche alla mano, appariva allora il modo di produrre energia pi\u00f9 sicuro, ma, ci\u00f2 che importava di pi\u00f9, sembrava potesse dare all\u2019approvvigionamento dell\u2019Italia alternative che in quei giorni mancavano. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 gi\u00e0 fatto rilevare quanto la crisi petrolifera abbia inciso sull\u2019economia italiana provocando l\u2019aumento del costo della vita e la crisi delle finanze del paese. Oggi, lo ricorda Ammassari, c\u2019\u00e8 chi, dati alla mano, imputa al blocco di quel piano energetico almeno un terzo, se non pi\u00f9, di tutto il debito pubblico nazionale. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donat-Cattin, che quel piano aveva promosso e sostenuto, dopo l\u2019incidente di Chernobyl sarebbe rimasto perplesso, dubbioso sulle assicurazioni date dagli esperti intorno a quella scelta. Lui, non fisico e quindi incompetente del settore, raccontava quanto i maggiori scienziati del paese gli avevano dato per certo: \u00abDicevano: un incidente grave possibile ogni 1000 anni nel mondo. In realt\u00e0 con Three Mile Island e Chernobyl siamo a due incidenti pesanti in 8 anni\u00bb. Poi sarebbe avvenuto anche quello di Fukushima.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo Ed. 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