{"id":8991,"date":"2021-04-29T17:10:29","date_gmt":"2021-04-29T15:10:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8991"},"modified":"2021-11-26T14:07:21","modified_gmt":"2021-11-26T13:07:21","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-2-3-3-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8991","title":{"rendered":"Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo 004 Preambolo &#8211;  3 dicembre 2021"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">Carlo Donat-Cattin<\/span><\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">La vita e le idee di un democristiano scomodo<\/span><\/strong><\/a><\/p>\n<p>Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2021<br \/>\n540 pp.<br \/>\nEan <span class=\"cc-item-value\">9788849868777<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_single_image image=&#8221;2732&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">La firma di Donat-Cattin sul Preambolo<\/span><\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nella storia politica di Donat-Cattin si incontrano due momenti chiave: il primo quello caratterizzato dalla sua azione durante l\u2019Autunno caldo; il secondo quello che lo vide protagonista della svolta del Preambolo al congresso di Roma del 1980. Due momenti che sembrano quasi contrapposti. Il Preambolo infatti metteva la parola fine all\u2019ipotesi di un\u2019alleanza tra Dc e Partito comunista italiano. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stagione di Benigno Zaccagnini si concludeva con la celebrazione del Congresso nazionale Dc che si teneva a Roma dal 15 al 20 febbraio 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A caratterizzare quel passaggio, che portava alla guida della Dc una squadra guidata da Piccoli, Forlani e Donat-Cattin era un documento che veniva ideato e scritto dal leader di Forze nuove: passato alla storia del partito come il \u201cpreambolo\u201d, era lo strumento che rendeva possibile un\u2019alleanza difficile tra le correnti democristiane e dava voce agli insoddisfatti della solidariet\u00e0 nazionale che sembrava accondiscendere a una futura intesa di governo con il Pci.[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019operazione che il leader di Forze nuove auspicava era ambivalente: l\u2019altra parte del problema consisteva nel riprendere una collaborazione sistematica colle forze politiche di democrazia laica e socialista, interrotta e resa difficile da quanto era accaduto nel periodo intercorso tra l\u2019approvazione della legge sul divorzio e quella dell\u2019aborto. E questa seconda parte del progetto sarebbe stata pi\u00f9 difficile e avrebbe finito per trovare maggiori ostacoli. Quegli impedimenti avrebbero trasformato un\u2019alleanza strategica di lungo respiro in un confronto dialettico dove l\u2019intesa sarebbe stata continuamente messa in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il congresso Dc di Roma comunque chiudeva un periodo nel quale le condizioni per un cambiamento di linea politica si erano manifestate da tempo. Prima l\u2019assise socialista di Torino, poi, la festa dell\u2019Unit\u00e0 di Genova, che aveva segnato il ritorno del Pci su posizioni di aspra contrapposizione al Governo, erano stati avvenimenti che interpellavano i dirigenti e gli iscritti democristiani. Tuttavia sembrava ancora difficile individuare la strada che avrebbe consentito al Psi di cambiare strategia abbandonando le ipotesi frontiste che avevano caratterizzato la politica socialista degli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggioranza zaccagniniana, nei giorni che precedevano l\u2019assise romana, aveva rilanciato la strategia dell\u2019attenzione verso il Pci, sulla quale solo i dirigenti di Forze Nuove e pochi altri in modo esplicito si erano dichiarati in disaccordo. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima del precongresso non era dominato dalla sensazione di cambiamenti profondi. Gli editoriali dei maggiori quotidiani parlavano dello svolgimento dei fatti con la certezza che la Dc non avrebbe mutato strategia. Nessun politico, nessun editorialista sembrava convinto della possibilit\u00e0 di ribaltare la linea intrapresa dopo il 1976. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il preambolo finiva per essere la soluzione che consentiva alle diverse correnti escluse dall\u2019accordo tra Andreotti e l\u2019Area Zac, di convergere e creare cos\u00ec uno schieramento maggioritario. Erano poche pagine che delineavano i limiti della politica democristiana in modo definito (anzi definitivo), da allora fino allo scioglimento del partito. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggiamo: \u00abIl Congresso, pur rilevando l\u2019evoluzione fin qui compiuta dal Pci, constata che le contrastanti posizioni tuttora esistenti sui problemi indicati non consentono alla Dc corresponsabilit\u00e0 di gestione con quello stesso partito; e demanda al Consiglio nazionale il compito di promuovere una iniziativa politico-programmatica che, previa aperta verifica tra i partiti costituzionali nelle opportune sedi, tenda a rendere pi\u00f9 stabile e sicuro il governo del paese, nello spirito della solidariet\u00e0 nazionale e nel riconoscimento della pari dignit\u00e0 delle forze politiche che intendono collaborare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, il documento fin dalle prime righe dava una risposta al \u201ccome\u201d realizzare le condizioni della nuova alleanza democratica: la uguale dignit\u00e0 tra le forze politiche significava anche la rinuncia alla tradizionale egemonia democristiana e il riconoscimento del diritto di altri partiti a guidare il governo della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste premesse, gli anni Ottanta sarebbero stati dominati dallo scontro politico che avrebbe opposto Bettino Craxi e Ciriaco De Mita destinati a interpretare, l\u2019uno l\u2019ala moderata (o, verrebbe da dire, contrattualista) del Partito socialista italiano, l\u2019altro la tendenza Dc che intendeva fare leva sul Partito comunista, riproponendo magari una sorta di patto costituzionale, per guadagnare spazi di manovra nei confronti del Psi e dei partiti laici. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il preambolo sembrava un\u2019abiura di tutto un passato politico. [\u2026] pochi mesi prima del congresso Donat-Cattin aveva ricordato che nella storia del partito, mai, negli alti e bassi delle vicende politiche, la sinistra di Forze nuove e la Base si erano contrapposte negli appuntamenti congressuali. Era quasi la promessa per una prossima intesa e tutti l\u2019avevano interpretata cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece nel Palazzo dello Sport all\u2019Eur, il gruppo di Donat-Cattin aveva rotto con la tradizione. La corrente, investita dalla perplessit\u00e0 del mondo mediatico, giunto all\u2019Eur per assistere a proposte decisive dalla Democrazia cristiana per un\u2019alleanza con il Pci, non solo voltava le spalle all\u2019area Zac, ma diventava decisiva per una \u201cnuova maggioranza\u201d che in realt\u00e0, per le cose dette prima, nuova maggioranza non sarebbe stata: le correnti che la componevano non avrebbero retto a lungo alle prove del\u00a0 futuro. [\u2026] Il preambolo dedicava ai temi della politica internazionale i primi paragrafi: \u00abIl XIV Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, di fronte ai gravi problemi del Paese, nella congiuntura internazionale appesantita dalla tensione che l\u2019espansionismo sovietico ha accentuato col passaggio alla diretta aggressione e con la minaccia alle fonti energetiche dell\u2019economia mondiale industrializzata, esprime la convinzione che la via d\u2019uscita dalle difficolt\u00e0 pu\u00f2 essere percorsa con successo, purch\u00e9 il Partito sia orientato, nel presente e nell\u2019avvenire, dai principi e dai valori della sua tradizione popolare e democratica, che gli hanno dato forza nel passato per raccogliere un largo e costante consenso nel compito di guida per fondare la Repubblica, sviluppare le libert\u00e0, promuovere il progresso civile, sociale ed economico, con straordinaria trasformazione del Paese nel quadro garantito delle istituzioni democratiche [&#8230;]\u00bb; continuava con l\u2019impegno politico assunto verso gli elettori di non andare a una corresponsabilit\u00e0 di gestione con il Pci. Infine concludeva: \u00abIl XIV Congresso chiede a tutti gli organi che, col suo voto, si rinnovano, di operare con assiduo impegno per dare al partito forza organizzativa e di presenza nella societ\u00e0; rivolge agli elettori un appello vivo e fiducioso perch\u00e9 confermino e amplino il consenso al Partito, anche nella grande consultazione regionale ed amministrativa della prossima primavera, con la certezza che la Democrazia Cristiana tiene sicura nelle sue mani e non ammainer\u00e0 mai la bandiera della libert\u00e0 per tutti gli italiani\u00bb. Firmato Donat-Cattin, Piccoli, Fanfani, Prandini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto si sarebbe poi discusso sulla natura di quelle pagine, sulla loro opportunit\u00e0, sul fatto che avessero accelerato o ritardato il declino dello scudocrociato, destinate come erano state a mettere un punto fermo alla politica e alla storia del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io ricordo l\u2019impressione che aveva investito gli iscritti democristiani. Da almeno cinque anni erano portati a subire passivamente le offensive politiche che venivano da destra e da sinistra o a lasciarsi trascinare nella logica del compromesso. Alcuni erano avvolti, volenti o meno, dall\u2019atmosfera creata dalla cultura dell\u2019intesa, altri erano portati a chiedersi quali ulteriori aspetti della loro tradizione avrebbero dovuto sacrificare a quello che comunque (\u201cintesa\u201d o \u201cconfronto\u201d che fossero) intendevano come l\u2019Avversario. Due paginette dal tono arcaico, nelle quali si parlava dell\u2019espansionismo sovietico e della bandiera della libert\u00e0, creavano un soprassalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pi\u00f9 smaliziati tra i commentatori giudicavano quelle righe una riscoperta di polemiche che risalivano a pi\u00f9 di trent\u2019anni prima, un ritorno al passato persino nel tono del messaggio. Pochi comprendevano che rispondevano all\u2019analisi dei tempi che stavano comunque cambiando. Ancor meno erano quelli che si sforzavano di capire il peso che quegli argomenti continuavano ad avere tra gli elettori italiani. Silvio Berlusconi lo avrebbe compreso pi\u00f9 di tutti e quasi quindici anni dopo ci avrebbe legato le sue fortune. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pagine erano vergate, a due passi dal Senato, nella hall del vecchio Hotel Bologna che ora \u00e8 diventato sede di uffici e commissioni parlamentari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Achille Occhetto sarebbe stato segretario nazionale del Pci in un momento assai difficile per i partiti tradizionali e per il suo in particolare: gli anni del crollo del muro di Berlino e del comunismo sovietico. Di Donat-Cattin diceva: \u00abNon era un uomo neutro, diciamo, era il politico cattolico totalmente diverso dall\u2019immagine usuale del doroteo [\u2026]. In questo senso Donat-Cattin mi si presenta alla memoria come un uomo di punta di cui naturalmente mi ero interessato fin da giovane. Seguivo i congressi delle Acli, la componente sociale, sindacale. Mi interessava il fatto che lui si presentasse da combattivo difensore dei lavoratori e espressione viva del sindacalismo attivo, ma anche di una visione sociale avanzata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi era venuto il congresso del 1980. \u00abIn quel momento evidentemente il preambolo era diventato simbolo di tutto quello che noi combattevamo. Perch\u00e9 era la base di un\u2019alleanza tra la Dc e soprattutto certe componenti della Dc e il craxismo che aveva creato l\u2019avversione prima di Berlinguer, ma poi devo dire anche mia e degli altri dirigenti del partito. In quel momento quell\u2019afflato che ci aveva guidato nel cogliere tutti gli elementi di grande interesse che c\u2019erano nel pensiero e nell\u2019azione e nella passione politica di Donat-Cattin si trasformarono in avversione. Una forma di passione anche questa\u00bb. L\u2019ultimo segretario comunista concludeva: \u00abDevo dire che nello scrivere il preambolo l\u2019elemento di radicalit\u00e0 che era proprio del pensiero e della mente di Donat-Cattin si vede in modo chiaro. Perch\u00e9 la sua era una posizione estremamente dura e netta dalla quale venivano fuori elementi di rottura e di ricomposizione su altre basi della vita del Paese\u00bb.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;2733&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo Ed. 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