{"id":8989,"date":"2021-04-29T17:10:29","date_gmt":"2021-04-29T15:10:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8989"},"modified":"2021-11-24T08:54:22","modified_gmt":"2021-11-24T07:54:22","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-2-3-3-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8989","title":{"rendered":"Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo 003 Moro e Donat-Cattin &#8211;  3 dicembre 2021"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">Carlo Donat-Cattin<\/span><\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=8942\"><strong><span style=\"color: #993300;\">La vita e le idee di un democristiano scomodo<\/span><\/strong><\/a><\/p>\n<p>Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2021<br \/>\n540 pp.<br \/>\nEan <span class=\"cc-item-value\">9788849868777<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1616&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Stretta di mano fra Carlo Donat-Cattin e Aldo Moro durante un congresso<\/h5>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Moro e Donat-Cattin cos\u00ec diversi cos\u00ec amici<\/span><\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tragica fine di Aldo Moro spacca in due la storia della prima Repubblica. Ogni politico ne ha descritto la parte grande o piccola che ebbe nella circostanza. Molti ricordano ancora oggi la reazione dei personaggi pi\u00f9 in vista dell\u2019epoca. I democristiani, anche i dirigenti di livello inferiore, sanno dire esattamente dove, come e quando avevano appreso del sequestro e della fine del loro leader.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su Donat-Cattin avevo raccolto questa significativa testimonianza di Arnaldo Forlani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl mattino in cui rapirono Moro, Donat-Cattin, come molti altri si precipit\u00f2 a palazzo Chigi. Ci trovammo, una ventina di persone tra lo sconcerto generale nella stanza di Andreotti. C\u2019erano Berlinguer, Gian Carlo Pajetta, ministri, il capo della polizia. Lui nella confusione generale disse alcune cose di una lucidit\u00e0 e di una saggezza spaventosa. Disse subito che lo avrebbero ucciso. Legava l\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019uccisione di Moro al fatto che avevano ammazzato tutti i componenti della scorta. Nella psicologia dei terroristi c\u2019era un\u2019assoluta impossibilit\u00e0 di figurare verso la loro base come assassini di poliziotti-lavoratori e, allo stesso tempo, come coloro che liberavano Moro. Poi disse ancora che sarebbe stata una storia lunga. Aggiunse: \u201cPrepariamoci. Gli faranno scrivere lettere, messaggi, le cose pi\u00f9 incredibili\u201d\u00bb. [\u2026] Scriveva Donat-Cattin dopo la scomparsa dello statista barese: \u00abSapere della sua morte \u00e8 stato duro e, dopo, continuo a sentire gelo e solitudine nella nebbia che opprime il cuore\u00bb. [\u2026]<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-9243\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-615x450.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"585\" srcset=\"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-615x450.jpg 615w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-1024x749.jpg 1024w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-768x562.jpg 768w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-1536x1124.jpg 1536w, https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DC-SR-410_01_-2048x1498.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<h5>Manifestazione della Democrazia cristiana torinese in seguito al rapimento di Aldo Moro svoltasi a Torino il 18 marzo 1978. tra i presenti: Guido Bodrato<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due uomini che erano stati molto vicini e tanto differenti tra loro. Concreto e intemperante l\u2019uno; riflessivo, quasi curiale, portato a fare della politica pi\u00f9 un\u2019arte del pensiero che quella del realizzare, l\u2019altro. Pronto alla battuta e al commento, alla maniera dei giornalisti di razza, il primo; avaro di dichiarazioni, di giudizi, prudente e riservato l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donat-Cattin fulminava l\u2019avversario con una frase (e delle sue battute, tante vengono raccontate ancor oggi perch\u00e9 sono entrate nel linguaggio politico), Moro lo sfiniva con argomentazioni complesse e molto lunghe: il suo discorso congressuale a Milano era durato sei ore. Quello di Donat-Cattin a Firenze, pochi minuti (ma la sua denuncia contro i franchi tiratori resta ancora impressa in coloro che l\u2019avevano sentita e viene ancora ricordata dai protagonisti di tante vicende politiche) [\u2026]. Moro parlava raramente, ma le sue riflessioni articolate e minuziose sembravano quasi fatte per spiegare tutto. Eppure, da vivo e da morto \u00e8 stato assai variamente interpretato e pi\u00f9 volte incompreso. Donat-Cattin aveva un rapporto con la comunicazione assai diverso. Scrivere o discutere era un modo di vivere la politica: a tanti anni di distanza dal primo libro che ho scritto su di lui ancora non ho letto che una parte dei suoi articoli e forse neppure li ho rintracciati tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due, per una sorta di convergenza che avvicinava gli opposti, si erano scontrati pi\u00f9 volte dal 1959 in poi, ma non erano mai giunti a conflitti personali che avrebbero potuto impedirne la reciproca comprensione. Lo ammetteva lo stesso Donat-Cattin: era Moro che si sforzava maggiormente di capire l\u2019irruenza del suo interlocutore. Questi finiva poi per accettare la buona disposizione dell\u2019altro, la sua attenzione ai ragionamenti proposti e ad ammirarne la pazienza e soprattutto l\u2019intelligenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo avrebbe voluto presidente della Repubblica, ne fu un collaboratore, prima da sottosegretario, poi da ministro. Ne avrebbe assecondato i disegni politici per salvare la collaborazione con i socialisti. Nel 1968 si sarebbe trovato unito a lui nella battaglia interna al partito per contrastare i disegni di restaurazione prima di Piccoli e poi di Forlani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella democrazia televisiva, Donat-Cattin avrebbe avuto un suo ruolo, come lo hanno avuto Giulio Andreotti e Francesco Cossiga. Moro, serio e ponderato, sarebbe apparso povero di quel <em>glamour<\/em> necessario per fronteggiare il Maurizio Costanzo Show, le risse di Santoro e le riprese in <em>streaming<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donat-Cattin negli anni Settanta sapeva che le sorti della Dc e del paese erano legate all\u2019opera di mediazione svolta da Moro. Questi affermava che la Dc non sarebbe stata pi\u00f9 la stessa quando la componente sindacale democristiana, alla quale Donat-Cattin si ostinava a dar voce (talvolta persino contro la volont\u00e0 dei vertici della Cisl), fosse diventata estranea al partito. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forlani ricostruisce cos\u00ec il momento chiave del periodo della solidariet\u00e0 nazionale: \u00abQuando Moro ebbe la sensazione di incontrare difficolt\u00e0 nel partito, si preoccup\u00f2 di chiarire bene. Ad un chiarimento anche con Donat-Cattin partecipai anch\u2019io. E in realt\u00e0 lui rassicur\u00f2 molto. Nel senso che non vedeva questo come un preludio e una preparazione dell\u2019ingresso dei comunisti nel governo. Anzi, ricordo anche una frase: non avrebbe mai accettato \u201cse una cosa di questo genere venisse proposta senza che intervengano prima cambiamenti epocali\u201d\u00bb. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scalfari, a quel tempo direttore di Repubblica, affermava che Moro, in un colloquio avvenuto pochi giorni prima del sequestro, gli avrebbe esplicitamente indicato l\u2019incontro di governo con il Pci come evoluzione finale della fase politica. La maggior parte dei commentatori di parte democristiana (da Bodrato agli altri studiosi di quel periodo) tendono a smentire quell\u2019interpretazione. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diceva Donat-Cattin: \u00abPu\u00f2 darsi che fino a un\u2019ora prima del suo ultimo discorso, volesse farne uno diverso, pi\u00f9 o meno sulla falsariga indicata da Scalfari. Per\u00f2 non \u00e8 accaduto. Ha fatto <em>quel <\/em>discorso; \u00e8 la sua scelta definitiva, formale, ufficiale, a quel punto, di quella vicenda\u00bb. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I passi della tragedia ripercorrevano una per una le previsioni di Donat-Cattin: lettere, accuse ai compagni di partito. La tragica fine. Donat-Cattin non credeva alla manipolazione dei messaggi: \u00abPerch\u00e9 potrei segnare uno per uno le decine e decine di giudizi, di modi di dire, di espressioni che ho udito \u2013 in contesti diversi, in situazioni diverse \u2013 dalla sua bocca, in piena libert\u00e0, in quella maggiore libert\u00e0 che \u00e8 offerta da una conversazione d\u2019amicizia\u00bb. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sugli obiettivi della Br aggiungeva: \u00abL\u2019esecuzione di Moro \u00e8 stata consumata per creare maggiori divisioni, per indebolire la democrazia italiana. Il risultato \u00e8 stato raggiunto [\u2026]. La logica Br non vuole la Dc, non vuole neppure il Pci, con la Dc e senza la Dc\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Un parere di agghiacciante preveggenza].<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;1592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Carlo Donat-Cattin e Aldo Moro fotografati mentre dialogano<\/h5>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;8592&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_single_image image=&#8221;8588&#8243; img_size=&#8221;300&#215;450&#8243; style=&#8221;vc_box_shadow_3d&#8221;][vc_column_text]Giorgio Aimetti Carlo Donat-Cattin La vita e le idee di un democristiano scomodo Ed. 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