{"id":5362,"date":"2018-05-13T12:23:29","date_gmt":"2018-05-13T10:23:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5362"},"modified":"2020-08-06T10:32:37","modified_gmt":"2020-08-06T08:32:37","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-5","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5362","title":{"rendered":"Ricordo di Sergio Zavoli"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text el_class=&#8221;titolo-pagina&#8221;]<\/p>\n<h2><span style=\"color: #ffffff;\"><\/span><\/h2>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;5370&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1596647573405{background-color: #eaebed !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"padding-left: 10px;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 l&#8217;et\u00e0 vostra<\/span><\/strong><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong><em>Lezione magistrale ai giovani<br \/>\ndi Sergio Zavoli<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saint Vincent 12 novembre 2010<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vi ri<\/strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-5372 alignleft\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/003.jpg\" alt=\"\" width=\"533\" height=\"800\" \/><strong>ngrazio e vi esonero dal continuare a battere le mani perch\u00e9 \u00e8 giusto che prima voi ascoltiate e giudicate e stabiliate se veramente ne vale la pena.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dico questo perch\u00e9 mi piace stabilire da subito con voi un rapporto che deve esserci reciprocamente, se lo permettete, familiare. Io fingo di essere a casa mia o a casa vostra di modo che tra voi e me non c\u2019\u00e8 quella distanza che \u00e8 data prima di tutto dagli anni, un abisso di anni ci divide, per quanto abbia il sensorio vigile come dicono i bollettini medici non posso nascondere che alla mia et\u00e0 per bene che vada andr\u00e0 sempre un po\u2019 peggio quindi tutte le volte che prendo la parola o mi esercito in qualche iniziativa corro il rischio di deludere qualcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa volta per\u00f2 io mi sono fidato persino di me stesso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel senso che al richiamo di Claudio Donat-Cattin che \u00e8 stato un collaboratore attentissimo, fiducioso e affidabilissimo di tanti anni che trovano qui qualche spezzone raccolto un po\u2019 alla rinfusa tanto per dare una qualche idea del nostro lavoro di quegli anni ho sentito subito di dover dire di s\u00ec. Che cosa mi ha fatto rischiare cos\u00ec tanto, perch\u00e9 sono qui a parlarvi di cose tutto sommato difficili? Qui a tenere una conferenza e non un comizio, nonostante io sia un uomo di parte e quindi tentato anche di essere fazioso. Ma io non voglio affatto fare un comizio, n\u00e9 voglio essere un uomo di parte, voglio essere semplicemente una persona che ha attraversato la storia del nostro paese ricavandone esperienze che penso di poter mettere a disposizione di qualche ragazzo che ancora deve trovarsi di fronte a ci\u00f2 che la storia gli metter\u00e0 davanti a partire da oggi e chiss\u00e0 fino a quando, fino al giorno in cui voi sarete nella condizione di dire chi siete e che cosa volete.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai tempi miei a scuola, io ricordo benissimo i versi di Eugenio Montale credo anche di poterli ripetere a memoria: Codesto solo posso dire ci\u00f2 che non siamo ci\u00f2 che non vogliamo\u201d, ma era del tutto naturale che a quei tempi essendoci il regime e quindi mettendo in gioco addirittura la libert\u00e0 quando ci si esprimeva intorno ai propri pensieri, ai propri ideali, che si dicesse no, io so quello che non posso dire e quello che non posso fare. Ma oggi voi ragazzi vivete in un regime di libert\u00e0, siete in democrazia. Per quanto questa Italia, questa politica, tante cose che vi circondano possano non piacervi, nondimeno \u00e8 indiscutibile che questa \u00e8 ancora una democrazia che avete ricevuto senza pagare grandi prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avete ricevuto la democrazia oserei dire nel salotto di casa, con la televisione che gi\u00e0 vi dava conto delle cose del mondo, e gi\u00e0 avvezzi ad un certo benessere, con tutta una serie di privilegi che la mia generazione non ha conosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi siamo nati per cos\u00ec dire in divisa. Io ricordo le nostre divise da Balilla, da Avanguardisti, di Giovani fascisti, e le ragazze le Piccole italiane, Giovani italiane con le loro camicette bianche e il nero della cravatta e della gonna, cos\u00ec aggraziate e pulite mentre noi eravamo molto inclini, in ci\u00f2 favoriti anche dalle ribalderie del clima che ci circondava, alle provocazioni e ai lazzi. E tuttavia quanti amori sono nati nei sabati fascisti quando tutti in divisa i ragazzi di allora si radunavano nelle piazze d\u2019Italia per dare vita a questi saggi ginnici, a questa premilitare, a queste prove di appartenenza ad un sistema che ci vedeva tutti insieme, felici di onorare la patria, fieri di una divisa che ci pungeva le gambe, ricordo, perch\u00e9 era fatta di stoffe che oggi noi non useremmo neppure per coprire la schiena di un somaro. E nondimeno si cantava, si inneggiava. Io ricordo cose strepitose come il canto Dio ti manda all\u2019Italia come manda la luce, duce, duce, duce. Ed era del tutto naturale che si dicesse una cosa cos\u00ec spropositata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io ricordo le nostre madri e le nostre sorelle che dai balconi ci vedevano sfilare mentre cantavamo delle canzoni che erano al limite, dico la verit\u00e0, dell\u2019osceno, ma era la maschia giovent\u00f9 del regime che passava e non nascondo che persino nelle nostre mitissime madri, avvezze ad andare alla messa e alle nostre sorelle cresciute nella timidezza, nel riserbo, nel nascondimento, ecc., rimanere sbalordite dalla protervia, dalla ribalderia e anche dalla sconvenienza di questi ragazzi che profittando di questa divisa e di questi moschetti finti che ci mettevano sulle spalle, attraversavano le citt\u00e0 come si attraversa la storia. Eravamo convinti anzi di essere la storia, di rappresentarla. Non potevamo che essere la storia dal momento che il paese ci metteva in condizioni di esprimere se stesso in quella maniera cos\u00ec esplicita e cos\u00ec riconosciuta anche all\u2019estero, in cui si diceva l\u2019Italia sta producendo un grande sforzo per diventare una nazione e purtroppo, si aggiungeva, che questo non sia a scapito della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora non si poteva essere quella cosa escludendo l\u2019altra, non si poteva pensare di potere godere della libert\u00e0 nello stesso momento in cui tutti gli atti della tua vita dall\u2019inizio alla fine della giornata, dall\u2019inizio alla fine dell\u2019anno erano completamente, minuziosamente, fiscalmente regolati da tutta una serie di riti, di cadenze, di abitudini, di ordini che venivano dall\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io ricordo che persino la vita interiore era regolata da certe obbedienze che dovevano tenere in vita il buon rapporto tra il regime fascista e la chiesa. Il concordato con la chiesa cattolica era stata una grandissima trovata di Mussolini il quale aveva cos\u00ec tacitato una certe turbolenza che il fascismo aveva generato all\u2019interno della societ\u00e0 anche attraverso il dissidio tra i credenti e i non credenti. Quella pacificazione aveva in qualche modo risolto il problema e a no spettava di testimoniare la raggiunta pacificazione. Io abitavo a Rimini una citt\u00e0 gi\u00e0 allora segnata da una sorta di destino che era quella di dover diventare a tutti i costi la capitale del divertimento, quindi figuriamoci quanto profana e quanto lontana da quanto sto per raccontarvi eppure la domenica pomeriggio alle 5 si andava puntuali a questo rito pomeridiano, non so dirvi se quel rito \u00e8 rimasto o \u00e8 stato abolito, ricordo benissimo che si andava a quella stipatissima funzione pomeridiana spinti non da un empito spirituale ma dal fatto che il partecipare a quella benedizione dava diritto di ricevere una marchina con la quale si poteva accedere ad una saletta parrocchiale e assistere gratuitamente alla proiezione di un film, quindi non era una grande santit\u00e0 quella che ci portava in chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure io ricordo che un giorno fossero i sussurri che venivano dai confessionali, forse l\u2019odore acre delle candele, forse ancora di pi\u00f9 l\u2019odore stordente dell\u2019incenso, ma pi\u00f9 di tutto fosse lo spettacolo dei volti che risalivano come rimessi in pace dall\u2019introduzione del Cristo, cio\u00e8 dall\u2019aver ricevuto la comunione, sta di fatto che mi venne come la tentazione di avere la fede. Allora feci precipitosamente il conto di quanto tutto ci\u00f2 mi sarebbe costato. Rimini era una vacanza che non finiva mai e che cominciava a maggio e finiva ad ottobre, la scoperta del corpo, dell\u2019amore, le prime gioie dello spirito e della carne, insomma tutto questo mi pareva un patrimonio cos\u00ec legato ai diritti se non proprio ai privilegi della mia et\u00e0 che rinunciarvi mi pareva una prova a cui non potevo e non dovevo sottomettermi. Allora decisi di rivolgere una preghiera a nostro Signore e convinto che il credere dovesse corrispondere alla santit\u00e0 e viceversa lo pregai in un modo un po\u2019 goffo di non darmi la fede. Il resto della mia vita dir\u00e0 che non sono stato esaudito e lo considero tutto sommato un privilegio, anche se a tutti coloro che continuano a chiedermi se io credo io continuo a rispondere che io credo di credere che per\u00f2 mi sembra gi\u00e0 un modo di avvicinarsi alla fede anche perch\u00e9 si potrebbe sostenere che chi cerca in un certo senso ha gi\u00e0 trovato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi dico queste cose un po\u2019 disordinatamente richiamandomi ai momenti dell\u2019et\u00e0 di allora e delle abitudini di allora per dirvi come siano distanti le due epoche, la mia generazione e la vostra, e come sia difficile colmare una distanza cos\u00ec grande che \u00e8 riempita da eventi immani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io ricordo per l\u2019appunto che noi si viveva come dentro una divisa e ricordo anche come quando con la primissima maturit\u00e0 ci rendemmo conto che dentro quella divisa c\u2019erano degli esseri umani in carne ed ossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti amori sono nati tra i ragazzi e le ragazze in divisa. Quante morti sono finite dentro queste divise nell\u2019Africa settentrionale, in Russia, in tutti i fronti dissennati aperti dalla guerra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo dico perch\u00e9 non passa un tempo in cui per combattere una guerra forsennata si devono perdere 52 milioni di creature umane, senza che questo generi una totale rivoluzione anche del modo di essere e di sentire dell\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 possibile superare una tragedia di questo tipo senza che questo lasci un segno che dura nelle generazioni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io sarei molto curioso di sapere che cosa vi \u00e8 rimasto di quel tempo, di quella guerra dissennata che aveva travolto tutti i veri ideali da parte del nostro paese gli ideali del Risorgimento che volevano dire di darsi una patria che corrispondesse alla nostra storia, alla nostra gente nel senso virgiliano del termine, ai nostri ideali, alla nostra cultura, al nostro linguaggio, ai nostri poeti, al nostro modo di pensare, di\u00a0 immaginare, di stupirsi, di innamorarsi e perch\u00e9 no di soffrire, di piangere, di disperarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio dire che c\u2019\u00e8 un\u2019antropologia che trasforma completamente le generazioni eppure io oggi sono qui con voi e nonostante sia trascorso tutto questo mi sembra tutto sommato di avere davanti a me un bel gruppo di giovani con i quali sento di poter condividere quanto meno la mia sincerit\u00e0. Lungi da qualunque ipocrisia e figuriamoci da qualunque slealt\u00e0, che sarebbe veramente ignobile che io portassi in mezzo a voi che avete bisogno invece di parole franche e trasparenti, perch\u00e9 questo si vuole che sia il tempo dell\u2019immagine, di ci\u00f2 che si pu\u00f2 mettere sotto gli occhi, non pi\u00f9 come un tempo quando le notizie venivano da lontano come i velieri, adesso noi siamo testimoni e protagonisti nello stesso tempo del medesimo evento e per questo crediamo di essere tutti un po\u2019 pi\u00f9 uguali, resi pi\u00f9 uguali da questo che il sociologo del mio mestiere, l\u2019abusato McLuhan ha chiamato il villaggio globale. Io credo che ci sia stata raccontata una delle pi\u00f9 grandi menzogne di questo secolo. Il villaggio non \u00e8 affatto globale nell\u2019epoca nata dai lumi cio\u00e8 dalla grande rivoluzione culturale del &#8216;700 a tutt\u2019oggi c\u2019\u00e8 un miliardo di persone che non conoscono la luce elettrica. Nel tempo della trasparenza, della globalizzazione, della ridistribuzione delle opportunit\u00e0, ogni giorno che dio manda sulla terra ci sono 30.000 bambini che muoiono tutte le sere di fame, di inedia, di malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora ditemi se non avremmo motivo di celebrare tutte le sere una sorta di lutto universale, ma questo non succede, non perch\u00e9 siamo particolarmente cinici, indifferenti, svagati, disinteressati, \u00e8 semplicemente perch\u00e9 non ci viene detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come pu\u00f2 esser vero mi direte che non ci venga detta una cosa cos\u00ec importante nell\u2019et\u00e0 in cui tutto ci viene detto, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019et\u00e0 della comunicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci viene detto perch\u00e9 i poteri che si costituiscono dopo ogni epoca, ogni ciclo storico, pi\u00f9 o meno in silenzio convengono sulla necessit\u00e0 di tenere lontane le notizie che possono ricreare le condizioni della separazione, della divisione, dello scontento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dentro questo conformismo cos\u00ec antistorico e cos\u00ec contrario ai destini dell\u2019umanit\u00e0 si seguita a perseguire questa abitudine del silenzio, del nascondimento, della menzogna. In realt\u00e0 i bambini continuano a morire di fame e noi la sera pensiamo che tutti i nostri problemi debbano invece dipendere da tutt\u2019altro: da quello che dice Santoro, da quello che dice Vespa, da quello che accade in quale luogo del gossip e della prurigine o in quale sito si possono cogliere tutti gli esempi della trasgressione pi\u00f9 o meno giovanile e quella grande malaugurata rassegna della cronaca nera che ci racconta ogni giorno di un tempo in cui pare non vi sia altro da fare che dare un esempio dell\u2019uomo che lo descrive come una specie di belva, anzich\u00e9 ricreare le condizioni per convenire che tutto sommato l\u2019uomo ha per destino la sua capacit\u00e0 di resistere al male. Perch\u00e9 se questo non fosse vero, se la natura stessa dell\u2019uomo non obbedisse a questa legge ostinata della natura, dopo 55.000 generazioni quante volte l\u2019umanit\u00e0 avrebbe avuto occasione di distruggersi. Eppure questo non \u00e8 successo. Ogni modernit\u00e0 ha portato con s\u00e9 un motivo per il quale l\u2019umanit\u00e0 di quel tempo poteva soccombere eppure di modernit\u00e0 in modernit\u00e0 siamo arrivati sulla luna, ci prepariamo addirittura a sbarcare su Marte. E questo significa che c\u2019\u00e8 una specie di destino contro il quale sarebbe vano osteggiare questo disegno, perch\u00e9 tanto vincer\u00e0 la bont\u00e0 dell\u2019uomo, e se questo non fosse vero non saremmo arrivati al tempo in cui siamo arrivati. Di occasioni per farci del male ne abbiamo avute, pensate soltanto se il disegno di Hitler di usare la bomba atomica che era sul punto di essere create dall\u2019equipe di Von Braun che cosa sarebbe successo del mondo. Noi non possiamo valutare che cosa abbiamo evitato, sappiamo e gi\u00e0 ci avanza tutto quello che ci \u00e8 successo e che possiamo documentare. Allora creare nei giovani la coscienza del pericolo trascorso non deve significare soltanto rammentare che la storia \u00e8 capace di riprodurre le cose infami che ha dovuto conoscere, perch\u00e9 sarebbe sempre disporli un poco al pessimismo, ma dare loro la certezza che dai grandi guasti dell\u2019uomo l\u2019uomo stesso \u00e8 in grado di uscire a una condizione per\u00f2 di volerci essere, di starci, di volerne sapere, di non dire la cosa non mi interessa, di prendersela per esempio con la politica senza dire che la politica \u00e8 sempre pi\u00f9 necessaria quanto pi\u00f9 essa stessa sembra autorizzarci a voltarle le spalle. Questa politica molto spesso non ci piace, siamo molto scontenti di come vanno le cose nel nostro paese, eppure non si pu\u00f2 immaginare una soluzione che non attraversi la politica, non c\u2019\u00e8 una palingenesi che avviene da s\u00e9 e che rimette in sesto le cose di una societ\u00e0 che non passi attraverso la politica che \u00e8 come lo strumento ordinatorio delle controversie e del modo di risolverle. I partiti certo \u00e8 vero a noi sembrava un\u2019enormit\u00e0 il pentapartito, 5 partiti dicevamo non sono un po\u2019 troppi, sar\u00e0 perch\u00e9 venivamo da uno solo e 5 ci sembravano la fine del mondo, in realt\u00e0 oggi sono pi\u00f9 di 50\u00a0 comprese le piccole formazioni. Allora c\u2019\u00e8 una degenerazione. Ci sono proprio dei cicli della storia che portano a dover dire ecco qui abbiamo toccato un punto oltre il quale \u00e8 pericoloso andare. E allora bisogna avere il coraggio di fermarsi, di guardare indietro e trarre delle lezioni da quello che abbiamo gi\u00e0 attraversato e conosciuto e cominciare da capo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-5374 alignright\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/002.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"533\" \/>Vi dico subito come, un\u2019idea che mi \u00e8 venuta e che vi dir\u00f2 anche per alleggerire un po\u2019 il discorso, per darvi delle immagini che non siano cos\u00ec tremolanti come queste. Quel processo iniziale alla tappa si svolge sotto una grande nevicata si capisce s\u00ec e no, ma sembra la telefoto di un disastro, non si vedono quasi le figure. Ecco io vi ho portato un documento che ho filmato nel 1966 quindi molto lontano da quel 1945 in cui fin\u00ec la seconda grande guerra, che fin\u00ec con questo tentativo di riappacificare la societ\u00e0 italiana intorno ad un valore ricostituito che era l\u2019unit\u00e0 del paese. Perch\u00e9 oggi siamo cos\u00ec inquieti quando pare che si voglia mettere in dubbio l\u2019unit\u00e0 del paese? Perch\u00e9 noi soltanto allora avemmo deciso che bisognava rimettersi insieme, che la forza di una societ\u00e0 \u00e8 quella di essere uniti, che comunit\u00e0 vuol dire mettere in comune, che da soli non si fa la vita se non quella di un sonnambulo, che io solo sono la met\u00e0 e che quell\u2019altro \u00e8 la mia parte che non ho pi\u00f9 e di cui devo in qualche modo riappropriarmi, per diventare una creatura intera. Ecco questo senso della riappropriazione del criterio dello stare insieme &#8230; questo \u00e8 un secolo in cui o staremo insieme o ci perderemo in un modo credo irreparabile perch\u00e9 i pericoli crescono anche in proporzione alla capacit\u00e0 di distruggere le cose buone. Io voglio essere molto franco: sono convinto che si cresce anche in virt\u00f9 dei problemi che siamo costretti a risolvere, quindi non ci dobbiamo allarmare oltre una certa misura di quello che succede, per\u00f2 dobbiamo prenderne atto ed esserne consapevoli. Non possiamo dire che tutto va bene perch\u00e9 non \u00e8 vero. tutto va piuttosto male, ma gi\u00e0 saperlo \u00e8 un modo di cavarsela. La conoscenza diceva San Benedetto \u00e8 il principio dell\u2019amore. Io mi limito a dire una cosa pi\u00f9 laica e cio\u00e8 che conoscere \u00e8 la prima possibilit\u00e0 di farcela, chi non conosce non pu\u00f2 n\u00e9 scegliere n\u00e9 rifiutare. Noi dobbiamo metterci in condizione di sapere per conoscere, conoscere per capire, capire per scegliere. Questa \u00e8 la grande questione che vi riguarda ragazzi. Non sono qui per farvi la predica, ma proprio per dirvi guardatevi intorno e decidete che siete nell\u2019et\u00e0 vostra, e l\u2019et\u00e0 vostra \u00e8 quella della scelta, \u00e8 quella di dire ci sono e ci voglio essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi racconter\u00f2 a questo proposito una piccola parabola: mancava un mese alla fine del secondo conflitto mondiale. La 5\u00b0 Armata aveva gi\u00e0 rotto la linea difensiva gotica su Bologna e la Wermacht si preparava a retrocedere nella pianura padana per raggiungere le Alpi e quindi calare verso le proprie citt\u00e0 a difesa di questo ritorno, di questa fuga della grande macchina di Hitler, erano rimaste delle pattuglie naziste che svolgevano per\u00f2 pi\u00f9 che altro operazioni di polizia, dovevano stare attenti che non saltassero i ponti e cose di questa natura per rendere pi\u00f9 facile l\u2019esodo delle truppe armate.<strong> E fu sorpreso un ragazzo che aveva poco pi\u00f9 di 17 anni, si chiamava Giacomo Olivi, era di Parma, era un partigiano liberale che \u00e8 una cosa abbastanza stravagante, i partigiani appartenevano a quella minoranza sabauda che si lega appunto al vostro Piemonte che erano un\u2019avanguardia di idealisti straordinariamente esemplare dal loro punto di vista anche per la loro esiguit\u00e0, che li poneva anche molto a rischio, mala grande partecipazione era costituita dai comunisti, dai socialisti, dai cattolici e poi i repubblicani, i socialdemocratici e quant\u2019altri. Questo giovane liberale distribuiva del materiale inneggiante alla libert\u00e0. Fu sorpreso da un drappello nazista e come direbbe un cronista di giudiziaria assegnato al carcere mandamentale. Ora ditemi se ha un senso a pochi giorni dalla fine della guerra far valere ancora i regolamenti, i dettati, gli obblighi che si esercitano in periodo di grave emergenza come una guerra. La guerra non solo \u00e8 finita ma \u00e8 vinta e per i tedeschi la guerra \u00e8 finita e persa e nondimeno questo ragazzo viene consegnato a questo carcere e una mattina viene ucciso. Il cronista del giornale locale La gazzetta di Parma scrive un pezzo di grande qualit\u00e0. Io oggi disponendo di una redazione con qualche lacuna lo andrei a prendere un ragazzo di quella tempra e di quella qualit\u00e0 e me lo porterei in casa. Scrive partendo da un po\u2019 lontano, si rivolge ai genitori che non sono stati n\u00e9 favorevoli n\u00e9 contrari al fascismo Erano di quelle persone cosiddette d\u2019ordine che non si vogliono immischiare perch\u00e9 dicono che la politica la devono fare coloro che pensano di poterne cavare qualcosa di utile, il resto \u00e8 robetta, sono cose con cui \u00e8 facile anche sporcarsi le mani. Bene questo ragazzo scrive cominciando con Ricordate che la cosa pubblica \u00e8 noi stessi e svolge tutto un breve ragionamento per dire non sentitevi mai esclusi da ci\u00f2 che accade attorno a voi perch\u00e9 voi fate parte di quella realt\u00e0,. Se vi escludete da quella realt\u00e0 \u00e8 segno che siete disposti a vivere come i fantasmi quindi a non esistere socialmente, ad essere irrilevanti dal punto di vista sociale\u00a0 e\u00a0 per quello che mi riguarda ora che sapete della mia morte non dite di essere scoraggiati, di non volerne pi\u00f9 sapere, pensate che tutto \u00e8 successo perch\u00e9 non ne avevate pi\u00f9 voluto sapere\u201d. <\/strong>A me pare una bellissima metafora anche per i giovani di oggi: dovete volerne sapere. Non \u00e8 possibile che voi facciate di ogni erba un fascio dicendo ma i telegiornali ci raccontano soltanto che noi ci troviamo, che il sabato sera andiamo incontro alo sballo, che trasgrediamo in mille modi, che ci ubriachiamo. Non fidatevi di questi pretesti banali, assurdi e fintamente consolatori. I telegiornali, i giornali sono invece pieni di notizie che contano e sulle quali dovete soffermarvi per ragionare. Potete farmi un\u2019obiezione questa s\u00ec sacrosanta, che quegli stessi giornali alla notizia potrebbero far seguire un approfondimento per capire bene la notizia che quasi sempre rimane l\u00e0 appesa in attesa di essere smentita dal telegiornale che segue. Quando io dicevo il GR1, lo so che \u00e8 indecente citarsi, ma io sono un uomo pubblico, tutte le volte che mi metto in gioco, cio\u00e8 mostro la faccia in qualche modo mi comprometto, allora dirigendo il GR1 io divisi in due parti il mio giornale: la prima parte era tutta di notizie, la seconda tutti approfondimenti di quelle notizie e mi pare che il pubblico avesse apprezzato questo metodo di lavoro, ma su questo torneremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volevo dirvi allora che il 25 aprile del 1945 segn\u00f2 un altro epocale passaggio da una generazione all\u2019altra. I partigiani di quel tempo consegnavano un\u2019Italia diversa ad una generazione che era nata non da molto, qualcuno non era ancora nato, voi certamente non eravate ancora nati. Eravate ancora nel limbo di questa oscurit\u00e0 dalla quale la provvidenza vi ha tratto dandovi il vero, grande, prodigioso miracolo che \u00e8 quello di venire al mondo, onoratelo questo privilegio rispetto a tutti coloro che non sono nati e non nasceranno. Che cosa \u00e8 questo privilegio se non lo spendete? Perch\u00e9 siete venuti al mondo? Perch\u00e9 dire di no al tempo che state vivendo, perch\u00e9 dire che tutto sommato non ne vale la pena? Io vorrei farvi vedere questo filmato che appunto ho registrato nel 1966 andando a ripescare i partigiani di quel tempo e vi dico subito perch\u00e9: non \u00e8 una commemorazione di qualcosa che \u00e8 stato celebrato e onorato come si doveva 1000 volte, ma perch\u00e9 mi pare di avere colto, per merito loro, una capacit\u00e0 straordinaria di interpretare la storia, essendo persone umilissime, alcune addirittura analfabete che hanno capito che cosa ha voluto dire prendere le armi in quel momento in nome di una patria che era di tutti per consegnarla ad una generazione che sapesse farne qualcosa di meglio di quella che aveva creato il disastro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono certo che avrete capito benissimo il senso della riproposizione di questo documento che dovrebbe rimanere nelle teche, avere una sua ragion d\u2019essere nel ricordo della storia del nostro paese ma che qui acquista un valore un po\u2019 particolare perch\u00e9 laddove questa gente cos\u00ec semplice parla della responsabilit\u00e0 civile, del bisogno di essere leali nei confronti della generazione che sta per sopravvenire, del senso di responsabilit\u00e0 alta che si assumono nei confronti dei giovani che dovranno ricevere questo testimone e portarlo l\u00e0 dove li chiama la vita. Ecco c\u2019era questo spirito e i giovani credo che si siano sentiti incoraggiati. Vorrei che si creassero anche nel nostro tempo le condizioni per cui i giovani sentano di non vivere inutilmente ai margini della societ\u00e0, socialmente, intellettualmente e culturalmente quasi irrilevanti ai fini della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei concludere dicendo che la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che non vi consegnate alla piccola grande truffa del qualunquismo per distrarvi dalla politica e consegnare le vostre rabbie e le vostre speranze a quell\u2019unica possibilit\u00e0 sopravvissuta alla pandemia non avreste pi\u00f9 la pletora degli schieramenti ne rimarrebbe uno soltanto per il quale potreste anche non schierarvi perch\u00e9 sareste gi\u00e0 ingaggiati, iscritti, timbrati, tatuati dal solo potere rimasto cio\u00e8 il partito unico, quello dal quale abbiamo iniziato il nostro incontro di stamani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domani sarete ci\u00f2 che pensate e fate oggi quindi non lasciatevi sfuggire un futuro che ha le radici qui in ogni momento anche in questo momento stesso mentre noi ci stiamo parlando che va gi\u00e0 <\/strong><strong>generando a suo modo ci\u00f2 che diventerete.<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-5377 alignleft\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Locandina-Giovani-Idee-2010.jpg\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"941\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che si vive \u00e8 per il dopo, ragazzi. Un uomo ve l\u2019ho gi\u00e0 detto \u00e8 un uomo per il suo avvenire. Aprite bene gli occhi, guardatevi intorno, siete ci\u00f2 per cui l\u2019ostinato ottimismo della natura opera ogni giorno in nome dell\u2019umanit\u00e0 e bench\u00e9 io sappia quanti di voi vivano la loro giovinezza senza negarla con il pretesto delle sue difficolt\u00e0, anzi impegnandosi in mille modi per superarle vedo ovunque che questa parte volonterosa non ha maggiore fortuna dell\u2019altra che si consegna al luogo comune dell\u2019esser giovani intendendo che le si deve per ci\u00f2 stesso indulgenza e impunit\u00e0 lasciando libero ciascuno di vivere i suoi fragili disincanti i suoi ingannevoli giudizi le sue effimere ripulse. Sarebbe tutto comprensibile se la dimensione individuale dello sconcerto e dello scontento si traducesse in una maggiore consapevolezza dei diritti personali, nella crescente esigenza di nuovi spazi per l\u2019autodeterminazione, in una richiesta di giustizia, di benessere di felicit\u00e0 e di amore, mai avanzati in almeno 50 anni di culture per cos\u2019 dire massificanti. Se insomma il recupero dei valori privati che \u00e8 la visione dogmatica di un primato del collettivo pretendeva di avere screditato per sempre fosse l\u2019inizio di una lettura pi\u00f9 laica, pragmatica, irrituale della politica. Cos\u00ec non \u00e8, se non molto di rado. Un prezzo da pagare alla fine dell\u2019ideologia \u00e8 stato detto potrebbe essere la fine anche della politica e della storia e questa \u00e8 una doppia balordaggine. Mi tengo soltanto alla politica e non saprei immaginare se non evocando tempi e vicende terribili il prezzo da pagare ad una sua definitiva sconfitta. Teniamocela dunque e pratichiamola. Di questi che stiamo vivendo un giorno si potr\u00e0 dire che furono gli anni in cui la politica rischi\u00f2 di perdere i giovani. Resta poco tempo in genere tra generazioni per ricomporre un equilibrio compromesso da una serie di errori gravi, anzitutto quello di aver lasciato crescere il disamore per la comunit\u00e0, cio\u00e8 per il mettere in comune la parte pubblica della nostra vita. Colpisce ancora ci\u00f2 che scrisse, non a caso, un altro poeta, Mario Luzi: I giovani\u00a0 non hanno ancora messo radici profonde, sono esposti alla tempesta pi\u00f9 degli adulti, la loro tempesta \u00e8 una domanda di vita non soddisfatta il disinganno e la disperazione imperversano trovando minore resistenza ma la loro resistenza \u00e8 di oggi ed \u00e8 qui e noi dobbiamo essere con loro a resistere, con loro e per loro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Adorno i era pronunciato su questo pericolo: Attenti potreste perderla la giovent\u00f9 \u00e8 organizzata ed amministrata dagli adulti secondo criteri di natura sostanzialmente econometrica cio\u00e8 secondo la logica del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato a guardare qua e l\u00e0 \u00e8 l\u2019avere prodotto anche il disinteresse e l\u2019ignoranza, rivalse, ma intanto questi ragazzi dell\u2019occidente, non solo del nostro paese, li avete visti o intravisti dal cinema e dai telegiornali, questi ragazzi parlano della vita che si svolge intorno a loro, del modo di rappresentarla con una tale stizza per vedere qual \u00e8 il giudizio che si d\u00e0 sommariamente della condizione giovanile perch\u00e9 parlano di noi, dicono, solo per la droga, per il sabato sera, per la violenza degli studi, e sono questi ragazzi secondo i quali per\u00f2 Tienanmen \u00e8 un profumo per uomo, che svenano i genitori con i cellulari e si irritano se vuoi sapere dove sono e cosa fanno, questi ragazzi con le mutande firmate ma che non firmano un appello contro la mafia, che alla domanda quanto dura il fascismo rispondono una decina d\u2019anni, cosa furono Hiroshima e Nagasaki e rispondono due motociclette da corsa, e se chiedi chi era De Gasperi dicono un cardinale, questi ragazzi che mi fa male non capire ma che sembrano gareggiare in un\u2019idea astratta del mondo, guardano Blob credendola una comica del regime, giudicano la politica un perditempo o un affare ignari di farne parte sia pure con le idee che hanno in testa quelle d\u2019altronde nelle quali noi tutti li lasciamo, confronto tutto ci\u00f2 con il sentimento del bene comune da difendere, della dignit\u00e0 da provare, della patria che non si nominano pi\u00f9 perch\u00e9 sono parole che sono diventate retoriche. Io ricordo di avere scritto un verso che dice Patria chi ti nomina pi\u00f9? Si sente dire che una volta ti si nominava ma era un luogo comune, una realt\u00e0 invece che hai sotto i piedi, magari abbandonata alle alluvioni come quelle di questi giorni, agli smottamenti come quelli dell\u2019altro giorno, alle frane come quelle dell\u2019altro giorno ancora e persino ai crolli dei pi\u00f9 grandi monumenti dell\u2019umanit\u00e0 che si sono ripetuti ancora ieri nonostante si fossero annunciati una settimana fa. Eppure c\u2019\u00e8 una parola ragazzi, questa parola \u00e8 speranza che oggi ha preso un suono meno astratto proprio nell\u2019ambito delle conquiste concrete. Citer\u00f2 per primo un grande santo il pi\u00f9 laico che in questa materia io conosca ed \u00e8 Sant\u2019Agostino il quale dice: Da due tentazioni dobbiamo ugualmente guardarci: dalla disperazione senza scampo e dalla speranza senza fondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere da un altro versante con questo speculare bellissimo invito di Elias Canetti il quale dice: Certe speranze, quelle pure, quelle che nutriamo non solo noi stessi, quelle il cui adempimento non deve tornare solo a nostro vantaggio, le speranze che teniamo pronte per tutti gli altri, che procedono dalla bont\u00e0 innata della natura umana, queste speranze di un giallo solare bisogna nutrirle, proteggerle, ammirarle, quand\u2019anche non dovessimo vedere il giorno in cui si compiano, perch\u00e9 nessun altro impegno \u00e8 altrettanto sacro e da nessun altro inganno dipende a tal punto la nostra possibilit\u00e0 di non finire sconfitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E siete voi ragazzi i privilegiati ma anche i volenterosi, i responsabili, gli esigenti protagonisti del vostro futuro a dover dire con Ernst Bloch: La ragione non pu\u00f2 fiorire senza la speranza, ma la speranza non pu\u00f2 parlare senza la ragione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non privatevi dunque del valore senza prezzo del cercare per sapere del sapere per capire e del capire per scegliere, come vi dicevo poco fa. Qui sta la ragione, il monito e la legge, qui sta il vostro privilegio, la vostra fatica e il vostro coraggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la vostra et\u00e0 e il vostro tempo, adesso avrete anche il vostro spazio ed un telo bianco sul quale voi proietterete le vostre idee e le vostre emozioni. Avrete guardato al passato puntando i piedi nel presente e guardando il futuro con il coraggio e la speranza che vi contraddistingue. Cominciamo ora la proiezione dei vostri filmati, prima per\u00f2 vedremo la presentazione vostra con una introduzione girata da Bruno Bozzetto.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text el_class=&#8221;titolo-pagina&#8221;] [\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;5370&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1596647573405{background-color: #eaebed !important;}&#8221;] \u00c8 l&#8217;et\u00e0 vostra [\/vc_column_text][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text] Lezione magistrale ai giovani di Sergio Zavoli Saint Vincent 12 novembre 2010 &nbsp; Vi ringrazio e vi esonero dal continuare a battere le mani perch\u00e9 \u00e8 giusto che prima voi ascoltiate e giudicate e stabiliate se veramente ne vale la pena. 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