{"id":5174,"date":"2018-03-13T12:23:29","date_gmt":"2018-03-13T11:23:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5174"},"modified":"2020-11-01T15:05:58","modified_gmt":"2020-11-01T14:05:58","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5174","title":{"rendered":"Note sulla Sanit\u00e0 a Milano nel Seicento"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;5289&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Friedrich Bernhard Werner, Vista della Ca&#8217; Granda, 1740, Milano, Archivio Fondazione IRCCS Ca&#8217; Granda, Ospedale Maggiore<\/strong><\/em><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1585920110662{background-color: #ffffff !important;}&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5605&#8243; onclick=&#8221;custom_link&#8221; link=&#8221;http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5552&#8243;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1604125392551{background-color: #ffffff !important;}&#8221;]<\/p>\n<h6><em><a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5552\">La peste di Manzoni<br \/>\ntra presente e passato<\/a><\/em><\/h6>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1604125456909{background-color: #ffffff !important;}&#8221;]<\/p>\n<h6><em><a href=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5589\">Audiolettura<br \/>\nRaccontando<br \/>\ne leggendo<\/a><\/em><\/h6>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Note sulla Sanit\u00e0 a Milano nel Seicento<\/strong><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Cristiana Rosella Alegiani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando la peste colp\u00ec Milano la malattia era gi\u00e0 nota da tempo in Europa. Nel Seicento le epidemie e le guerre che l\u2019avevano attraversata avevano provocato una bassa crescita della popolazione al contrario di quanto si era verificato nei due secoli precedenti. <\/strong>Nel 1630 il contagio si era diffuso in Francia e in Italia dove, oltre a Milano, aveva colpito Venezia, Bologna, Firenze e Padova. Mantova e Torino erano arrivate a perdere i tre quarti della loro popolazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_5262\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5262\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5262\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Aligi-Sassu-addio-monti-I-promessi-sposi-cap.VIII-Art-Market-Edizioni-dArte-1982-Roma.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><p id=\"caption-attachment-5262\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Aligi Sassu, Addio monti,\u00a0 I promessi sposi, Roma, 1982<br \/><\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli stessi anni la pestilenza non si era propagata nel Sud ma l\u2019eruzione del Vesuvio aveva causato circa 7000 vittime e poich\u00e9 erano state colpite soprattutto le campagne si sarebbe assistito a una massiccia emigrazione verso la citt\u00e0 di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la peste non si era fermata: tra il 1634 e il 1639 ritornava in Germania e in Francia con manifestazioni che si sarebbero ripetute in ondate successive: nel 1649, nel 1652 e nel 1661. E, tra il 1656 e il 1657, raggiungeva tutto il Mezzogiorno d&#8217;Italia: Napoli avrebbe perso pi\u00f9 della met\u00e0 della sua popolazione. Tra il 1663 e il 1670 ricompariva nel Nord dell&#8217;Europa, colpendo l\u2019Inghilterra<em>, <\/em>la Francia settentrionale, l\u2019Olanda e la valle del Reno. Solo nel 1670 l&#8217;epidemia finalmente avrebbe subito un arresto duraturo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel periodo si erano manifestate anche altre gravi malattie con l\u2019esito di una elevata mortalit\u00e0 la cui diffusione era stata favorita soprattutto dagli spostamenti degli eserciti: alla peste, infatti, si erano alternati tifo, vaiolo e infezioni di vario genere. A Londra, a breve distanza dalla peste descritta da Daniel Defoe, tra il 1670 e il 1689, a causa del vaiolo avrebbero perso la vita circa 30.000 persone. [Pietro Greco, <em>La scienza in Europa dal Seicento<\/em> <em>all\u2019Ottocento,\u00a0<\/em>2016].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Milano la gestione della salute dei cittadini era affidata a una complessa rete organizzativa, la responsabilit\u00e0 della quale ricadeva sulla <strong>Ca\u2019 Granda (altrimenti detto Ospedale Maggiore)<\/strong>. Spettava a questa importante istituzione il compito di coordinare tutte le attivit\u00e0 assistenziali della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo grande ospedale, voluto intorno alla met\u00e0 del XV secolo da Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, fu realizzato dall\u2019architetto Antonio Averlino, detto il Filarete, in un&#8217;epoca segnata dalla grave crisi sociale, sanitaria, demografica che aveva investito tutta l\u2019Europa e durante la quale si era avvertita la necessit\u00e0 di rinnovare le strutture ospedaliere e assistenziali. Il suo assetto architettonico doveva rispondere all\u2019esigenza di una pi\u00f9 complessa organizzazione amministrativa e sanitaria dando avvio alla riforma ospedaliera che, dal Quattrocento in poi, avrebbe portato a sostanziali cambiamenti nell\u2019arte della cura. Risale ad allora la fondamentale distinzione dei malati in acuti e cronici, basata sulla gravit\u00e0 e sulla diversit\u00e0 delle patologie.<\/p>\n<div style=\"width: 802px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/6\/6c\/L%27Ospedale_Maggiore_di_Milano_nel_giorno_della_Festa_del_Perdono_%28fine_del_XVII_secolo%29.jpg\" alt=\"\" width=\"792\" height=\"520\" \/><p class=\"wp-caption-text\"><strong><em>L&#8217;Ospedale Maggiore di Milano nel giorno della Festa del Perdono,\u00a0 fine del XVII secolo<br \/><\/em><\/strong><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crociera filaretiana, che costituiva il primo nucleo della Ca\u2019 Granda, diventava la sede di un&#8217;importante trasformazione medico-scientifica nella quale il medico entrava a pieno titolo con l\u2019incarico di curare i malati e l\u2019ospedale da albergo dei poveri si trasformava in <em>fabbrica<\/em> <em>della salute<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_5175\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5175\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5175\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Pianta-dellOspedale-Maggiore-disegnata-dal-Filarete.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"403\" \/><p id=\"caption-attachment-5175\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Pianta dell&#8217;Ospedale Maggiore disegnata dal Filarete<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel progetto del Filarete le corsie, disposte su una pianta a croce, si sviluppavano ai lati del cortile centrale disegnando quattro cortili minori (inizialmente veniva costruita la sola corsia destra).<\/p>\n<div id=\"attachment_5291\" style=\"width: 196px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5291\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5291\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/giovan-pietro-carcano.png\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"320\" \/><p id=\"caption-attachment-5291\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Santagostino Giacinto, Gian Pietro Carcano, Milano, Archivio Fondazione IRCCS Ca&#8217; Granda, Ospedale Maggiore<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni braccio della crociera, alto quasi 10 metri, era dotato di grandi finestre che garantivano la libera circolazione dell\u2019aria intorno ai letti disposti in due ordini paralleli. Ogni letto disponeva di cassetti per la biancheria e di un banco accanto alla spalliera che poggiava su una parete dietro la quale si apriva un corridoio, suddiviso in stanzette dette <em>destri<\/em>, che forniva a ciascun posto-letto un servizio igienico areato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante tutta l\u2019et\u00e0 spagnola l\u2019Ospedale Maggiore si trovava sotto il governo patrizio il quale favoriva l\u2019incremento del patrimonio ospedaliero con donazioni e lasciti; era proprio questo a garantire la sua autonomia anche nei confronti della Chiesa con la quale si assisteva a un vero e proprio conflitto giurisdizionale. La vita ospedaliera, religiosa nelle motivazioni, era laica e civile negli esiti. L\u2019amministrazione, infatti, era nelle mani di laici mentre l\u2019assistenza in larghissima parte in quelle di religiosi. Dal Seicento in poi i benefattori avrebbero rivestito un ruolo importante e la riconoscenza della citt\u00e0 per la loro opera \u00e8 testimoniata dai numerosi dipinti che li ritraggono. Nel 1624 un eccezionale lascito di <strong>Gian Pietro Carcano<\/strong>, secondo fondatore dell\u2019Ospedale, consentiva la costruzione del nuovo corpo di fabbrica con il cortile centrale che si affiancava alla crociera filaretiana.<\/p>\n<div id=\"attachment_5256\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5256\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5256\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/G.Ferroni-La-cappella-di-San-Carlo-e-il-lazzaretto1737.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"643\" \/><p id=\"caption-attachment-5256\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Girolamo Ferroni, La cappella di San Carlo e il Lazzaretto, 1737<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1488<\/strong><strong>,<\/strong><strong> fuori la Porta Orientale, venne anche costruito, come ricovero per i malati durante le epidemie, il Lazzaretto di San Gregorio,<\/strong> descritto nei capitoli \u00a0XXXV e XXXVI dei <em>Promessi Sposi<\/em>. A forma di quadrilatero, lungo 378 metri e largo 370, questo imponente edificio era dotato di 288 stanze con al centro la cappella di San Carlo aperta a tutti i quattro lati perch\u00e9 fosse visibile da ogni parte. Esso occupava un&#8217;area delimitata dalle odierne via San Gregorio, via Lazzaretto, viale Vittorio Veneto, corso Buenos Aires. La sua funzione era quella di ospitare quanti erano affetti da una forma acuta della malattia, con una separazione tra infetti, sospetti e convalescenti. Ci si proponeva cos\u00ec di aiutare i ricoverati a ristabilirsi e a mantenerli in isolamento per un lungo periodo di tempo dopo la malattia in modo da evitare ogni contagio.<\/p>\n<div id=\"attachment_5252\" style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5252\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5252\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Giovan-Francesco-Brunetti_Lazzaretto-di-San-Gregorio-di-Milano_1631.jpg\" alt=\"\" width=\"820\" height=\"1030\" \/><p id=\"caption-attachment-5252\" class=\"wp-caption-text\"><strong><em>Giovan Francesco Brunetti, Vero disegno con le misure giuste del Grande Lazzaretto di San Gregorio di Milano come si trovava nel tempo della gran peste, 1631<\/em><\/strong><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione del Lazzaretto si rivel\u00f2 provvidenziale a fronte delle tre grandi epidemie che avrebbero colpito, nell&#8217;arco di un secolo, la citt\u00e0 di Milano: &#8220;la peste di Carlo V&#8221; (1524-29), &#8220;la peste di San Carlo&#8221; (1576-77) e la peste \u201cmanufatta\u201d, oggi pi\u00f9 comunemente detta \u201cpeste del Manzoni o dei Promessi sposi\u201d (1629-30). In tutti e tre i casi, l\u2019enorme recinto di Porta Orientale non fu sufficiente ad accogliere tutti gli ammalati e si dovette ricorrere ad altri accampamenti di fortuna, specialmente al Gentilino fuori Porta Ticinese. La peste di Carlo V e la peste del Manzoni provocarono un numero molto elevato di decessi. Si parl\u00f2 allora di oltre 50.000 morti, quasi la met\u00e0 degli abitanti di Milano [Giorgio Cosmacini, <em>Storia della medicina e della sanit\u00e0 in Italia. Dalla peste nera ai giorni nostri<\/em>, 2016].<\/p>\n<div style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/2\/27\/Lazzaretto_di_Milano_da_via_San_Gregorio_01.JPG\/2560px-Lazzaretto_di_Milano_da_via_San_Gregorio_01.JPG\" width=\"800\" height=\"533\" \/><p class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Porzione superstite del Lazzaretto in via San Gregorio 5<br \/><\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019apparato amministrativo e l\u2019organizzazione sanitaria della Ca\u2019 Granda sarebbero progrediti nella seconda parte del Seicento ad opera di <strong>Camillo De Lellis<\/strong> che introduceva regole infermieristiche di grande importanza e modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ospedale Maggiore rispondeva anche a due problemi sociali: l\u2019esposizione infantile e le forme pi\u00f9 gravi di marginalit\u00e0, soprattutto quelle legate alla follia. Precedentemente accolti nell\u2019Ospedale di San Celso, poi chiuso, gli esposti avrebbero trovato rifugio nel &#8220;cortile delle balie&#8221; all\u2019interno della Ca\u2019 Granda mentre i folli erano accolti nel vecchio Ospedale di San Vincenzo che ospitava anche anziani poveri, inabili e mendicanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019Istituzione ospedaliera si affiancavano i <strong><em>pia loca<\/em><\/strong> che offrivano sostegno alle famiglie come l\u2019orfanatrofio maschile dei <strong><em>Martinitt<\/em><\/strong> e quello femminile delle <strong><em>Stelline<\/em><\/strong> e i ritiri per donne sole e anziane. Si avvicendava anche l\u2019azione caritativa realizzata in ambito ecclesiale nello spirito della riforma cattolica dall\u2019opera pastorale promossa a suo tempo dal cardinale Carlo Borromeo con l\u2019obiettivo di impartire ai fedeli modelli comportamentali in base all\u2019et\u00e0, al sesso, alle condizioni sociali e morali. Questo disegno si sarebbe poi concretizzato con l\u2019apertura di istituti di educazione, collegi, orfanotrofi, ricoveri femminili e dell\u2019ospedale dei Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio, con la distinzione di diverse categorie di poveri. Una particolare attenzione ai fedeli ricoverati era dedicata dalle confraternite che offrivano aiuto morale e materiale ai degenti e alle loro famiglie. Tale rete di volontariato religioso e sociale avrebbe consolidato il legame tra la citt\u00e0 e l\u2019Ospedale. <em>I pia loca<\/em> si occupavano anche del sostentamento delle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione provvedendo<strong>,<\/strong> con l\u2019organizzazione di elemosine<strong>,<\/strong> alla distribuzione di cibi, bevande e abiti. Essi avevano anche l\u2019obiettivo politico di operare, con elargizioni di denaro ai poveri, un contenimento di possibili tensioni sociali. In questo modo si intendeva far fronte a quelle che erano considerate due grandi devianze: la malattia e la povert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ufficiali Sanitari, corporazione dei medici, nobilt\u00e0, popolo e clero<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rilevante era il ruolo degli <strong><em>Ufficiali di Sanit\u00e0<\/em><\/strong>, membri di un consorzio espressione di una coscienza sanitaria collettiva, essi svolgevano un\u2019azione di governo e di vigilanza sulla salute della popolazione con provvedimenti sull\u2019igiene pubblica. Gli interventi promulgati dagli ufficiali sanitari, tra cui non mancavano pochi medici illuminati, spesso erano contrastati dalla maggior parte dei membri della classe medica che, facendo parte di una corporazione di professionisti fieri del loro stato sociale e di un sapere che attingeva a conoscenze consolidate, erano poco attenti a nuovi valori.<\/p>\n<div id=\"attachment_5260\" style=\"width: 237px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5260\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5260 \" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/I_promessi_sposi_1840.djvu_.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"344\" \/><p id=\"caption-attachment-5260\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>I promessi sposi illustrati da Francesco Gonin, Milano, 1840<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Manzoni descrive, con dovizia di particolari, il clima che si viveva a Milano durante la peste del 1628-30 attingendo largamente dal <em>De Peste Mediolani quae fuit anno 1630 <\/em>di Giuseppe Ripamonti [<em>I promessi sposi<\/em>, cap. XXXI].<\/p>\n<div id=\"attachment_5250\" style=\"width: 239px\" class=\"wp-caption alignright\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5250\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5250\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Anonimo-Ritratto-di-Lodovico-Settala-1600-palazzo-Morando-Milano.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"305\" \/><p id=\"caption-attachment-5250\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Anonimo, Ritratto di Lodovico Settala, 1600, palazzo Morando, Milano<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ufficiali sanitari,\u201cconservatori\u201d della pubblica salute presso il Tribunale di Sanit\u00e0, <strong>Alessandro Tadino<\/strong> <em>medico pubblico zelante, coraggioso infaticabile<\/em> e il protofisico, equiparabile all&#8217;attuale figura del primario, <strong>Lodovico Settala<\/strong> <em>vecchio e sommamente autorevole per l\u2019esattezza dei suoi pronostici<\/em> [\u2026] <em>quando ancora alcuni medici lo negavano avvisarono che veramente la peste era a Milano, portatavi da un <\/em><em>soldato contagiato dai soliti lanzichenecchi imperversanti in Valtellina e nel Lecchese al termine della seconda guerra in Monferrato. (<\/em>Il Tadino in particolare aveva redatto una premonitrice geografia della pestilenza<em>). <\/em>Essi chiedevano al Tribunale di Sanit\u00e0 di <em>costringere all\u2019osservazione delle leggi sanitarie non solo i plebei, ma anche molti nobili i quali andavano dicendo esser falso il pericolo del contagio e nemici della patria i medici che lo sostenevano. Nobili e ricchi facevano cadere nel vuoto ogni provvedimento contrario al loro interesse.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente di Sanit\u00e0 richiamava il Collegio dei medici ai suoi impegni deontologici. Ma dalla cronaca del tempo risulta che, bench\u00e9 fossero pervenuti solleciti al Collegio non si trovavano medici disposti a entrare nel lazzaretto per visitare e curare gli appestati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, pur essendoci concordanza sul da farsi tra gli Ufficiali di Sanit\u00e0 e i medici pi\u00f9 responsabilmente impegnati, sul piano epidemiologico gravavano diverse divergenze. Settala e Tadino stessi disapprovavano la quarantena nelle proprie case, mentre il Presidente di Sanit\u00e0 Marco Antonio Monti ordinava <em>di dar principio allo spurgo di tutta quanta la citt\u00e0, di impedire il mutuo contatto degli abitanti rinchiudendoli nelle rispettive case<\/em> [<em>\u2026<\/em>] <em>di istituire una prova di quaranta giorni per scevrare gli infetti dai sani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande maggioranza dei medici che militava fuori dai ranghi della Sanit\u00e0 pubblica non voleva esporsi a compiti rischiosi. Con riferimento a quanto scrive Giuseppe Ripamonti, <em>bench\u00e9 si promettessero loro anche lauti compensi non si riusciva a farli uscire dalle loro sontuose ville, sovente addirittura si nascondevano o negavano di esser medici. <\/em>A Milano solo una trentina di essi esercitava nella pubblica amministrazione. Per questo motivo, per far fronte al carico sempre crescente degli ammalati bisognosi di assistenza e di cura, il tribunale di Sanit\u00e0 aveva dovuto ricorrere all\u2019aiuto dei frati cappuccini rivolgendosi al Padre provinciale dell\u2019ordine Felice Casati e al suo aiuto padre Michele Pezzobonelli [<em>I promessi sposi<\/em>, capp. XXXI -XXXIV].<\/p>\n<div id=\"attachment_5248\" style=\"width: 514px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5248\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5248\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/F.Gonin-caccia-alluntore-1840-I-promessi-sposi-cap.-XXXII.jpg\" alt=\"\" width=\"504\" height=\"377\" \/><p id=\"caption-attachment-5248\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Francesco Gonin, Caccia all&#8217;untore, cap. XXXII<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Ufficiali di Sanit\u00e0, quando esercitavano il loro potere, spesso si inimicavano tutta la popolazione: popolo minuto, borghesi, nobili e clero. I loro interventi erano accolti con ostilit\u00e0 perch\u00e9 bloccavano la circolazione delle merci o le danneggiavano con le fumigazioni; paralizzavano l\u2019attivit\u00e0 economica e condannavano alla fame i lavoratori a giornata, minacciavano clausure e sequestri, ostacolavano la libert\u00e0 dei nobili e vietavano le processioni religiose. Emblematico di questi segnali di rivolta popolare \u00e8 il racconto delle minacce subite da Lodovico Settala e da Alessandro Tadino insieme a Senatore Settala figlio di Lodovico [<em>I promessi sposi<\/em>, cap. XXXI].<\/p>\n<div id=\"attachment_5246\" style=\"width: 581px\" class=\"wp-caption alignright\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5246\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5246\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/F.Gonin-la-processione-di-San-Carlo-1840-I-promessi-sposi-cap.-XXXII.jpg\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"518\" \/><p id=\"caption-attachment-5246\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Francesco Gonin, La processione di San Carlo, cap. XXXII<\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre tenere presente che<strong>, <\/strong>durante la peste del 1576, il cardinale Carlo Borromeo, aveva dato vita a numerose opere di carit\u00e0 verso i poveri contribuendo a organizzare il servizio sanitario con la fondazione e il rinnovamento di ospedali e beneficiando la citt\u00e0 con un lascito testamentario. Di contro aveva biasimato e osteggiato le autorit\u00e0 civili per aver riposto la loro fiducia nei mezzi umani piuttosto che in quelli divini con la proibizione di tutte le riunioni pie e delle processioni durante il tempo di Giubileo. Per questo aveva ordinato tre imponenti processioni penitenziali vanificando cos\u00ec gli effetti benefici della sua azione pastorale. Carlo Borromeo, nella convinzione che la peste fosse un <em>flagello mandato dal cielo<\/em> come castigo dei peccati commessi, riteneva che per sconfiggere la peste fosse necessario ricorrere ai mezzi spirituali. Nel giugno del 1630 il cugino cardinale Federico Borromeo, sia pure inizialmente contrario, decise di promuovere una processione che port\u00f2 una gran folla dietro il corpo di San Carlo nelle principali contrade della citt\u00e0 alla quale consegu\u00ec nei giorni successivi una grave recrudescenza del contagio. La peste aveva ucciso anche i due terzi del clero secolare di Milano [<em>I promessi sposi<\/em><strong>,<\/strong> cap. XXXII].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Tribunale di Sanit\u00e0, pur consapevole che tali assembramenti costituissero un fattore scatenante nella diffusione della peste, non sempre aveva la forza di opporsi al clero e alla richieste devozionali del popolo. Di fatto Federico Borromeo non si discosta dalla visione tradizionale cristiana della peste come flagello di Dio, castigo per i peccati e la corruzione del mondo. Nessuna meraviglia quindi per il fatto che egli, pur riconoscendo l&#8217;efficacia delle prescrizioni prese per l&#8217;igiene e l&#8217;isolamento, si risolvesse a ordinare la processione in onore di San Carlo.<\/p>\n<div id=\"attachment_5258\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5258\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5258\" src=\"http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/J.-F.-Voet-Ritratto-del-cardinale-Federico-Borromeo-collez.privata.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"184\" \/><p id=\"caption-attachment-5258\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Jacob Ferdinand Voet, Federico Borromeo<br \/><\/strong><\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante a Federico Borromeo vanno riconosciuti numerosi meriti. Elarg\u00ec ai poveri e agli affamati gran parte delle rendite ecclesiastiche, convertendo in elemosine anche le somme destinate precedentemente al mecenatismo e agli edifici, accentuando ancor pi\u00f9 le norme penitenziali che regolavano la sua vita. Fond\u00f2 nel 1607 la Biblioteca Ambrosiana poi aperta al pubblico nel dicembre del 1609 per la realizzazione della quale profuse le proprie rendite. Nel 1618 alla Biblioteca affianc\u00f2 una ricca Pinacoteca donando ad essa una vasta raccolta di quadri [<em>I promessi sposi<\/em>, cap. XXII]. In occasione della peste cerc\u00f2 di organizzare in tutti i modi forme di assistenza spirituale e materiale agli appestati, sia tramite il clero secolare e regolare sia con la continua presenza personale, imitando anche in quelle ore terribili lo zelo pastorale di San Carlo durante la peste del 1576. Compiendo le sue visite nei luoghi pi\u00f9 colpiti della citt\u00e0 e nel lazzaretto, egli prendeva tuttavia rigide precauzioni per evitare il contagio, come ad esempio &#8211; secondo una fonte attendibile &#8211; andando &#8220;in lettiga serrata d&#8217;ogn&#8217;intorno con vetri&#8221;. Condivise per\u00f2 le incertezze e le idee aberranti di gran parte della classe dirigente milanese sul flagello. Non credendo in un primo tempo nella contagiosit\u00e0 della peste, non si oppose alla credulit\u00e0 nelle &#8220;unzioni&#8221; pestifere [<em>I promessi sposi<\/em>, capp. XXXI e XXXII] sia pur con la riserva che molto vi fosse di inventato, come egli stesso scrive nel suo interessante trattatello <em>De pestilentia.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;5289&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text] Friedrich Bernhard Werner, Vista della Ca&#8217; Granda, 1740, Milano, Archivio Fondazione IRCCS Ca&#8217; Granda, Ospedale Maggiore [\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1585920110662{background-color: #ffffff !important;}&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5605&#8243; onclick=&#8221;custom_link&#8221; link=&#8221;http:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=5552&#8243;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1604125392551{background-color: #ffffff !important;}&#8221;] La peste di Manzoni tra presente e passato [\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1604125456909{background-color: #ffffff !important;}&#8221;] Audiolettura Raccontando e leggendo [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text] Note sulla Sanit\u00e0 a Milano nel Seicento [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5174"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5174"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5174\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5174"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}