{"id":13801,"date":"2020-07-06T18:50:29","date_gmt":"2020-07-06T16:50:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=13801"},"modified":"2023-02-11T17:03:29","modified_gmt":"2023-02-11T16:03:29","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-3-2-3-3","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=13801","title":{"rendered":"giornata del ricordo &#8211; 10 febbraio 2023"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;13692&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Per il giorno del ricordo<\/h2>\n<p><strong>10 febbraio 2023<\/strong>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tempo fa \u00e8 uscito un libro che merit\u00f2 una bella recensione di Gianni Vattimo sulle pagine dell\u2019inserto Tuttolibri della Stampa:\u00a0<em>Significati del confine<\/em>. <em>Limiti naturali, storici, mentali<\/em>. Le domande cui intendeva rispondere, apparentemente semplici, erano queste: \u201cChe cos\u2019\u00e8 un confine? Come funziona? Perch\u00e9 a un certo punto qualcuno decide di stabilire un confine? Come viene vissuto un confine?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte il confine, come nei giochi dei bambini, \u00e8 una linea immaginaria, altre volte \u2013 e qui entrano in campo gli stati e la storia \u2013 \u00e8 \u201cstrumento di pacificazione e fonte di tensioni, luogo di incontro, ma anche luogo di scontro\u201d se non \u201cdi malinteso\u201d. In ogni caso, al di l\u00e0 della ormai superata e assai discutibile \u2018teoria dei confini naturali\u2019, il confine sancisce sempre che qualcuno vanta dei diritti sullo spazio delimitato proprio da quella linea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I titoli dei capitoli da cui \u00e8 costituito questo bel libro &#8211; Come si costruisce un confine; Il confine come difesa\/offesa; Il confine come spazio del malinteso; Il confine come spazio del conflitto; Il confine come spazio di pacificazione &#8211; sono utili a introdurre il tema del \u201cgiorno del ricordo\u201d istituito nel nostro paese solo nel 2004, dopo un lungo periodo di colpevole rimozione e oblio. L\u2019intento della legge che lo istitu\u00ec era quello di \u201cconservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell\u2019esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della pi\u00f9 complessa vicenda del confine orientale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tormentato confine orientale, appunto, quello che genera un esodo grandioso durato pi\u00f9 di un decennio. Per ricordare questo tragico passaggio della nostra storia abbiamo scelto un punto di vista particolare: l\u2019arrivo delle popolazioni giuliano-dalmate a Torino nel febbraio del 1947.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Piemonte, specialmente il suo capoluogo ma anche le citt\u00e0 e le province di Novara e Vercelli in particolare, si distingue fra tutte le altre aree italiane in cui giungono i profughi per la generosit\u00e0 e la disponibilit\u00e0 delle istituzioni e della cittadinanza. Anche se non mancano, anche qui. episodi di intolleranza e di rifiuto dovuti a molteplici motivi, fra i primi il timore della concorrenza sul piano della conquista di un posto di lavoro e della casa, ma anche la sommaria ed errata identificazione dei profughi come fascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi sappiamo che a Torino le casermette, dove viene collocata una parte consistente dei profughi, un vero \u00e8 proprio ghetto, verranno smantellate solo nel 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tragedia dell\u2019esodo degli italiani della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell\u2019Istria nel corso e dopo la Seconda guerra mondiale, pur nella sua specificit\u00e0, deve essere inscritta nel contesto del pi\u00f9 grandioso spostamento di popolazioni che la storia europea abbia mai conosciuto. Una vicenda poco nota ai pi\u00f9 che andrebbe approfondita con uno sguardo rivolto al presente.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h2>La memoria degli esuli istriani nel tessuto urbano di Torino<\/h2>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Somiglia ma non \u00e8. Non \u00e8 quella di prima; non lo sar\u00e0 mai. Mi pare una terra di altri, che non sar\u00e0 mai mia, \u00e8 come se essa lavorasse me. Non si ha pi\u00f9 amore&#8230; Perch\u00e9 lavorare voleva allora dire far meglio degli altri, sentirti figlio di tuo padre, su una terra tua di sempre (Tomizza, <i>Trilogia istriana<\/i>, 1967: 425).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con queste parole, Fulvio Tomizza \u2013 cantore del \u201cpiccolo mondo\u201d istriano e dell&#8217;esodo forzato dei suoi conterranei \u2013 d\u00e0 voce al dramma dello \u201csradicato\u201d, alla ricerca di una problematica \u201cterra promessa\u201d che difficilmente potr\u00e0 sostituire quella perduta, abbandonata sull&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parabola di questi individui tocca, tra le tante citt\u00e0 italiane, anche Torino: \u201ccitt\u00e0 industriale e proletaria per eccellenza\u201d, come scriveva Gramsci, nel 1920, sulle colonne de \u00abL&#8217;Ordine Nuovo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arrivo di migliaia di cittadini italiani dai territori di Fiume, dell&#8217;Istria e della Dalmazia avviene in una citt\u00e0 che deve fare i conti con le criticit\u00e0 dell&#8217;immediato dopoguerra e con l&#8217;urgenza del problema abitativo e che, di l\u00ec a poco, dovr\u00e0 fronteggiare la forte immigrazione (soprattutto dal Sud e dalle zone bracciantili di Rovigo e del Polesine) e le conseguenze del miracolo economico. Tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta, Torino passer\u00e0 dai 750 mila abitanti al milione e 114 mila del 1963, con gravi problemi di vivibilit\u00e0 per la carenza di abitazioni, di trasporti, di servizi e dell&#8217;edilizia scolastica, che si aggiungono alle conseguenze dello sradicamento sociale e umano vissuto dagli immigrati e dalle loro famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti dei profughi giuliano-dalmati arrivano, nei primi mesi del 1947, alla stazione di Porta Nuova, dove \u2013 sul lato \u201carrivi\u201d \u2013 viene allestito un punto di ristoro: una delle prime e concrete iniziative organizzate dal Comune, allora guidato dal comunista Celeste Negarville. Lo stato italiano si fa promotore di una serie di provvedimenti legislativi per agevolare i giuliano-dalmati, tra i quali va menzionata la legge 137 del 4 marzo 1952, meglio conosciuta come legge Scelba, i cui riflessi pi\u00f9 significativi sono l&#8217;assegnazione ai profughi del 15% degli alloggi di edilizia popolare edificati a carico dello stato per mano degli Istituti Autonomi per le Case Popolari e l&#8217;obbligo da parte delle aziende e delle imprese appaltatrici di opere pubbliche di assumere al loro interno la quota del &#8220;5% di manodopera tra tutte le categorie di profughi assistiti&#8221; (Oliva, 2011: 54). Allo sforzo assistenziale delle istituzioni, corrisponde del resto un uguale impegno del mondo cattolico torinese.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;13802&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<em>Arrivo dei primi profughi istriani a Porta Nuova, febbraio 1947. \u00a9 Archivio Storico della Citt\u00e0 di Torino<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il luogo deputato ad accogliere i nuovi arrivati sorge nel quartiere operaio di Borgo san Paolo. Sono i vecchi edifici del complesso militare della Casermette di via Veglia: una sorta di \u201cpassaggio obbligato\u201d per buona parte degli esuli istriani giunti a Torino, divenuto poi il simbolo degli stridenti contrasti generati dalla grande trasformazione della citt\u00e0 negli anni Sessanta, se \u00e8 vero, come si legge sulle pagine de \u00abLa Gazzetta del Popolo\u00bb:<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">che accanto a bambini che razzolano in cortili pieni di detriti e ragazze cenciose che siedono in ozio sui marciapiedi, si trovano parcheggiate lungo i viali automobili, si vedono nelle case televisioni, frigoriferi, radio e lavatrici, simboli degli unici strumenti che la societ\u00e0 opulenta ha messo a disposizione, a rate, a questa generazione, per una loro formale partecipazione al benessere\u00bb (Dopo vent&#8217;anni scompare il ghetto, senza data).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;13828&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<em>Casermette di Borgo San Paolo, Torino, 1957. \u00a9 Archivio Storico della Citt\u00e0 di Torino<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 1955, in seguito allo smantellamento della parte Nord del Centro Raccolta Profughi di via Veglia, alcune famiglie andranno ad abitare nei nuovi padiglioni metallici costruiti nei cortili dei vecchi Quartieri militari e in quelli dell&#8217;ex Laboratorio Chinino di Stato in via Giordano Bruno; ad altre saranno invece assegnati i nuclei delle case Gescal, sorte a Mirafiori Sud delle case popolari di via Artom, corso Cosenza e piazza Sofia; altre ancora saranno trasferite nella borgata Lucento, grazie alla costruzione di uno dei primi insediamenti realizzati a Torino con presupposti di autosufficienza: il villaggio Santa Caterina, situato negli isolati compresi tra le vie Pirano, Parenzo e Sansovino e corso Toscana, all&#8217;interno del quale sorgono le cosiddette \u201cCase Rosse\u201d, destinate ad accogliere i profughi giuliano-dalmati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se il cammino di integrazione dei profughi trov\u00f2 compimento, sia pure lentamente e non senza grandi difficolt\u00e0, la ferita dello sradicamento \u2013 che travolse e stravolse le vite dei molti esuli e dei pochi che scelsero di restare \u2013 rimase insanabile, condannandoli alla condizione che Nelida Milani, protagonista e vittima di quel dramma, ha definito un perpetuo \u201cesilio interiore\u201d, avvelenato \u2013 ancora con le sue parole \u2013 dalla \u201ctarantola della nostalgia\u201d: \u201cla malattia del tempo che fu\u201d. Un \u201cesilio interiore\u201d dal quale si pu\u00f2 tentare di evadere grazie alla parola e alla volont\u00e0 testimoniale, come scrive un&#8217;altra voce dell&#8217;esodo istriano, Anna Maria Mori:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u2019Istria, gli istriani, hanno un gran bisogno di parole che raccontino, che dicano la verit\u00e0. Che ricostruiscano non solo la loro storia, ma la storia intera della loro terra: raccontarla, restituire ai luoghi i loro nomi antichi e veri significa anche ridare a quella terra e al suo popolo martoriato e misconosciuto il giusto orgoglio dell\u2019appartenenza, l\u2019identit\u00e0, la dignit\u00e0 negata e perduta (Mori, Nata in Istria, 2006: 146).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittura come \u201ccura\u201d: \u201catto redentore\u201d, capace di \u201critrovare, dopo il coma della memoria, una prima vita perduta\u201d (Bettiza, Esilio, 1996: 399).<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;13809&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<em>Figli di profughi davanti alle Case Rosse del Villaggio di Santa Caterina, Torino, 1956. \u00a9 Istoreto<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Enzo Bettiza, <em>Esilio<\/em>, Milano: Mondadori, 1996<\/p>\n<p>Guido Crainz, <em>Il dolore e l&#8217;esilio. L&#8217;Istria e le memorie divise d&#8217;Europa<\/em>, Roma: Donzelli, 2005<\/p>\n<p>Giancarlo Libert, <em>Citt\u00e0 Giardino e Casermette San Paolo. Storie e testimonianze della periferia torinese<\/em>, Chivasso: Aquattro Servizi Grafici, 2010<\/p>\n<p>Marisa Madieri, <em>Verde acqua<\/em>, Torino: Einaudi: 1987<\/p>\n<p>Claudio Magris, <em>La storia non \u00e8 finita<\/em>, Milano: Garzanti, 2006<\/p>\n<p>Nelida Milani, <em>Una valigia di cartone<\/em>, Palermo: Sellerio, 1991<\/p>\n<p>Nelida Milani, Anna Maria Mori, <em>Bora<\/em>, Piacenza: Frassinelli, 1998<\/p>\n<p>Enrico Miletto, <em>Con il mare negli occhi. Storia, luoghi, memoria dell&#8217;esodo istriano a Torino<\/em>, Torino: Franco Angeli, 2005<\/p>\n<p>\u2014, <em>Novecento di confini. L&#8217;Istria, le foibe, l&#8217;esodo<\/em>, Milano: Franco Angeli, 2022<\/p>\n<p>Anna Maria Mori, <em>Nata in Istria<\/em>, Milano: Rizzoli, 2006<\/p>\n<p>Gianni Oliva, <em>Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell&#8217;Istria<\/em>, Milano: Mondadori, 2002<\/p>\n<p>Gianni Oliva, <em>Esuli. Dalle foibe ai campi profughi. La tragedia degli italiani di Istria, Fiume, Dalmazia<\/em>, Milano: Mondadori, 2009<\/p>\n<p>Fulvio Tomizza, <em>Trilogia istriana<\/em>, Milano: Mondadori, 1967<\/p>\n<p>Piero Zanini, <em>Significati del confine. Limiti natuali, storici, mentali.<\/em> Milano: Bruno Mondadori, 1997<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per approfondire<\/strong><\/p>\n<p>Enrico Miletto, <em>Le due Marie. Vite sulla frontiera orientale d\u2019Italia<\/em> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hbi0DRNf_r8\">link<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;Esodo istriano-fiumano-dalmata in Piemonte. Per un archivio della memoria <a href=\"http:\/\/intranet.istoreto.it\/esodo\/\">link<\/a><\/p>\n<p>La storia intorno alle foibe <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/nicoletta-bourbaki\/2017\/02\/10\/foibe.\">link<\/a><\/p>\n<p>Puntata \u201cPassato e presente\u201d del 10 febbraio 2023,<em> Le foibe e l&#8217;esodo<\/em>, con Paolo Mieli ed Enrico Miletto <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2023\/02\/Passato-e-Presente---Le-Foibe-e-lEsodo---10022023-646ade3b-80de-414d-83d3-94982c303874.html\">link<\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row disable_element=&#8221;yes&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;13692&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text] Per il giorno del ricordo 10 febbraio 2023[\/vc_column_text][vc_column_text] Tempo fa \u00e8 uscito un libro che merit\u00f2 una bella recensione di Gianni Vattimo sulle pagine dell\u2019inserto Tuttolibri della Stampa:\u00a0Significati del confine. 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