{"id":13015,"date":"2021-04-29T17:10:29","date_gmt":"2021-04-29T15:10:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=13015"},"modified":"2022-12-15T20:11:34","modified_gmt":"2022-12-15T19:11:34","slug":"attivita-20-2-3-2-2-2-3-2-3-2-4-2-3-2-2-3-2-5-2-2-3-5-2-2-3-3-2-3-3-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-3-2-3-2-2-3-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=13015","title":{"rendered":"Recensione libro Un partito un Popolo su Revue d&#8217;histoire eccl\u00e9siastique, 13 dicembre 2022"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;5936&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_column_text]<strong><a href=\"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/?page_id=13162\">Scheda del libro<\/a><\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>Un partito di popolo. Il Partito Popolare in Piemonte e la sua classe dirigente<\/strong><\/span><br \/>\n<strong>A cura di Bartolo Gariglio.<br \/>\n<\/strong><strong>(Studi e ricerche della Fondazione Carlo Donat-Cattin) <\/strong><strong>Torino, Fondazione Carlo Donat-Cattin \/ Celid, 2020. <\/strong><br \/>\n<strong>21,5 x 15,5 cm, 424 p. \u20ac 24. ISBN 978-8867891764<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Recensione di <strong>Aur\u00e9lien Zaragori, <\/strong>pubblicata su <em><a href=\"https:\/\/www.rhe.eu.com\/fr\/\">Revue d&#8217;histoire eccl\u00e9siastique<\/a><\/em>, Volume 117, Issue 1-2 \/ 2022 , pp. 437-439, (<a href=\"\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/1945_GariglioZaragori-Libro-Bodrato.pdf\">pdf<\/a>) tradotta dal francese a cura della Fondazione Carlo Donat-Cattin.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"notranslate\" style=\"all: initial;\"><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-5933 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fondazionedonatcattin.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/un_partito_di_popolo_2020.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"347\" \/>Bartolo Gariglio<\/strong>, specialista del cattolicesimo politico e del Piemonte e gi\u00e0 autore, tra gli altri, di un riconosciuto [<em>apprezzato<\/em>] studio sullo sviluppo dei cattolici torinesi sotto il fascismo, cura qui un volume dedicato alla classe dirigente del<strong> Partito popolare italiano (PPI) in Piemonte.<\/strong> Come spiega nell&#8217;introduzione a carattere storiografico, se molteplici opere hanno gi\u00e0 tracciato la storia istituzionale del PPI e dei suoi legami con la Chiesa, poca attenzione era stata finora posta alla base, ai militanti e, per quanto riguarda specificamente questo volume, ai quadri dirigenti del Partito.<br \/>\nL&#8217;approccio scelto \u00e8 volutamente regionale &#8211; concentrandosi sul Piemonte, una regione al tempo industriale, che comprende diversi centri amministrativi e con una componente agricola caratterizzata da assetti proprietari diversi. All&#8217;interno di questo insieme, <strong>la sequenza scelta per ogni contributo oscilla tra la provincia e la diocesi<\/strong> &#8211;\u00a0essendo la prima il quadro dell&#8217;organizzazione del Partito mentre la seconda permette di mettere in evidenza gli impulsi dati dalla Chiesa e i rapporti con la gerarchia locale. Dopo un <strong>primo capitolo su Torino<\/strong> (Cesare PANIZZA), vengono poi proposti <strong>studi sul Canavese <\/strong>(Alessandro RISSO), sulle <strong>diocesi di Acqui Terme, Alessandria, Casale Monferrato e Tortona<\/strong> (Vittorio RAPETTI), poi su <strong>Asti<\/strong> (Nicoletta FASANO), la <strong>provincia di Cuneo<\/strong>(Giorgio AIMETTI, Ernesto BILLO, Giovanni CORNAGLIA, Gianfranco MAGGI, Giampaolo TESTA), la <strong>diocesi di Novara (<\/strong>Alberto GEMELLI) et infine quella di <strong>Vercelli (<\/strong>Elena MANDRINO). <strong>L\u2019opera si conclude con una serie di biografie dei quadri dirigenti pi\u00f9 importanti tra quelli evocati.<\/strong> Per gli altri, quattro tavole &#8211; una per ogni provincia &#8211; consentono, a conclusione del volume, di avere una visione sinottica di una serie di informazioni &#8211; in particolare la professione, le cariche politiche esercitate, la partecipazione all&#8217;associazionismo cattolico, il divenire sotto il fascismo e oltre il 1945. Questa banca dati, opera colossale realizzata dai diversi contributori, potr\u00e0 essere completata una volta messa in rete dalla <strong>Fondazione Carlo Donat-Cattin<\/strong>, che ha sostenuto questa ricerca.<br \/>\nLa lettura dell&#8217;insieme dei contributi lascia due rimpianti. Il primo \u00e8 dovuto alla trattazione dell\u2019argomento, molto eterogenea da un contributo all&#8217;altro. Ci\u00f2 potrebbe sembrare inevitabile, data la diversit\u00e0 delle aree considerate e le dinamiche del PPI nelle diverse parti del Piemonte: in tal modo l&#8217;ultimo capitolo sulla Diocesi di Vercelli deve tener conto dei dati parcellizzati, conseguenza di un limitato sviluppo del PPI. Pi\u00f9 pregiudizievole \u00e8 il fatto che alcuni capitoli, a partire dai due primi su Torino e il Canavese, siano sia narrativi sia incentrati sulla storia del PPI nella provincia o nella diocesi, intervallati da menzioni dei nomi dei dirigenti, con un&#8217;analisi piuttosto limitata. Altri, invece, sono pienamente coinvolti nello studio prosopografico: \u00e8 il caso in particolare del contributo di Alberto Gemelli sulla diocesi di Novara, ma anche di quello svolto a pi\u00f9 mani sulla provincia di Cuneo. Il secondo rammarico attiene all&#8217;assenza di una conclusione che riassuma i contributi dell\u2019opera. Al di l\u00e0 dell&#8217;eterogeneit\u00e0 delle situazioni locali, emergono tratti comuni, che sarebbe stato utile sottolineare.<br \/>\nIl volume, infatti, \u00e8 utile in pi\u00f9 di un modo. In primo luogo, <strong>aiuta a capire meglio chi sono i primi membri e dirigenti del PPI a livello provinciale e locale<\/strong>. Si possono qui evidenziare due grandi matrici: da una parte, il movimento del cattolicesimo sociale, amplificato \u2014 se non lanciato \u2014 dalla <em>Rerum Novarum<\/em> e che trova in Italia uno sbocco politico nella breve esperienza della prima Democrazia Cristiana di Romolo Murri. Una parte non trascurabile dei primi dirigenti del PPI &#8211; in particolare nella provincia di Cuneo &#8211; sono dunque ex sostenitori di questa prima esperienza. La seconda \u00e8 quella dell&#8217;associazionismo cattolico: molti dei primi membri del PPI erano precedentemente o contemporaneamente membri dell&#8217;Azione Cattolica \u2013 in particolare dei suoi organi diocesani, della Giovent\u00f9 Cattolica, delle casse di risparmio o delle societ\u00e0 di mutuo soccorso. Un&#8217;altra parte di essi \u00e8 contemporaneamente coinvolta nella nascita del <strong>sindacalismo \u201cbianco\u201d della Confederazione Italiana dei Lavoratori.<\/strong> Dove preesisteva una di queste due condizioni, il PPI si \u00e8 sviluppato molto pi\u00f9 velocemente: cos\u00ec nelle province di Alessandria e di Cuneo. Tuttavia, questo quadro deve essere sfumato: in primo luogo perch\u00e9 non tutti gli iscritti alle varie associazioni cattoliche e all&#8217;Azione Cattolica si sono iscritti al Partito; in secondo luogo, perch\u00e9 tra i primi dirigenti del Ppi ci sono stati anche <em>homines novi<\/em> &#8211; anche se &#8211; come nota Alberto Gemelli, la loro carriera pu\u00f2 essere stata pi\u00f9 breve.<br \/>\nLa sociologia dei primi dirigenti mostra un <strong>netto dominio della piccola e media borghesia<\/strong>: molti sono avvocati, ingegneri, dottori commercialisti, professori, medici, giornalisti. I membri dell&#8217;aristocrazia, al contrario, sono pochi e una parte non trascurabile di essi cessa rapidamente la collaborazione con il PPI o mantiene con esso rapporti complessi. <strong>I membri del clero svolgono generalmente un ruolo decisivo nell&#8217;estensione del partito<\/strong>, anche se il loro statuto spesso vieta loro di assumere funzioni dirigenziali. Molti di loro sono tuttavia segretari di sezione locale e don Cesare Stoppa ricopre anche la carica di segretario provinciale a Cuneo tra il 1919 e il 1924. <strong>A livello locale, il gruppo dei dirigenti si estende agli artigiani, ai contadini<\/strong> &#8211; questi ultimi sicuramente sottovalutati nelle informazioni fornite dalle fonti &#8211; <strong>e anche a pochi operai, soprattutto nei grandi centri industriali<\/strong>. A parte qualche tentativo di creare sezioni femminili, le donne sono assenti da questo quadro.<br \/>\nI vari contributi si soffermano anche sui risultati elettorali del PPI. Terza forza in Piemonte durante le elezioni alla Camera dei Deputati del 1919 e del 1921 (dietro ai liberali e ai socialisti), il PPI \u00e8 comunque meglio posizionato nella provincia di Cuneo. Si trova invece in difficolt\u00e0 contro i socialisti a Vercelli e nelle citt\u00e0 di Torino e Alessandria. Le elezioni amministrative (provinciali e comunali) del 1920 sollevarono la questione delle alleanze: la posizione intransigente decisa a livello nazionale non fu sempre rispettata, come a Torino dove fu stipulata un&#8217;alleanza con i liberali. <strong>L&#8217;ascesa del fascismo, gli attentati commessi dagli <em>squadristi<\/em><\/strong>, la modifica della legge elettorale per le elezioni del 1924 e l&#8217;atteggiamento sempre pi\u00f9 riservato della Chiesa portarono alla progressiva dislocazione del Partito. <strong>Alcuni dirigenti aderiscono al movimento clericale-fascista mentre altri si uniscono alla Resistenza o sospendono la loro carriera politica fino al 1945<\/strong>. Sta qui l&#8217;ultimo contributo di questo libro: quello di far luce sulla formazione di un&#8217;intera generazione di fondatori ed eletti della Democrazia Cristiana dopo il 1945 attraverso gli organi del PPI.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;5936&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][vc_column_text]Scheda del libro[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text] Un partito di popolo. Il Partito Popolare in Piemonte e la sua classe dirigente A cura di Bartolo Gariglio. (Studi e ricerche della Fondazione Carlo Donat-Cattin) Torino, Fondazione Carlo Donat-Cattin \/ Celid, 2020. 21,5 x 15,5 cm, 424 p. \u20ac 24. 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